I patriarchi di Gerusalemme restano a Gaza, un gesto di resistenza oltre la religione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   In un momento in cui la crisi umanitaria a Gaza si aggrava di giorno in giorno, la decisione dei massimi vertici religiosi cristiani di rimanere nella Striscia assume un significato che travalica la sfera puramente spirituale. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, e il patriarca greco-ortodosso Teofilo III hanno infatti annunciato, attraverso un comunicato congiunto, di non voler evacuare i cristiani palestinesi né tantomeno chiudere le parrocchie. Una scelta, questa, che si configura non solo come un doveroso atto di vicinanza evangelica in un periodo di tribolazione, ma anche come un preciso gesto politico di resistenza all’odio e di opposizione a quelle che vengono percepite come una condanna a morte per l’intero popolo palestinese.

Dalle parole di padre Gabriel Romanelli, parroco della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza, giunge la conferma più concreta e toccante di questa scelta. In un messaggio inviato a RaiNews, il sacerdote – che non è solo con i suoi fedeli ma insieme ad altri religiosi dell’Istituto del Verbo Incarnato, alle suore e alle Missionarie della Carità – ha dipinto un quadro drammatico della situazione, sottolineando come l’unica risposta possibile sia quella della permanenza. «Vedendo il bisogno degli anziani, di chi è in ansia, di chi è triste e in angoscia, dei disabili, capiamo che il Signore ci chiama a continuare a servirli», ha spiegato, ponendo una questione tanto semplice quanto cruciale: «Altrimenti, quelle persone, come potranno sopravvivere?».

La missione, come ha tenuto a precisare padre Romanelli ribadendo il giorno dopo il contenuto dell’appello patriarcale, è dunque quella di restare «semplicemente e umilmente» al fianco degli ultimi, di coloro che sono rimasti senza nulla e che rappresentano la parte più vulnerabile e dimenticata di un conflitto la cui fine appare ancora lontana. Una testimonianza che si fa forte appello alle coscienze, come ha del resto osservato il custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, il quale ha commentato l’accorato invito alla pace lanciato da Papa Leone XIV.

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