Crollo della componentistica per auto della UE

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Seguiamo da mesi il tracollo dell’automotive europeo, comparto che fa da spina dorsale alle economie del Vecchio Continente. Così come abbiamo sempre evidenziato che il contraccolpo che arriverà in tutto l’indotto sarà durissimo, soprattutto in Italia, molto esposta su questo versante. A inizio anno il Financial Times ha pubblicato un articolo che tratteggia la dimensione del pericolo in cui la pochezza della nostra classe dirigente (padroni e politici) ci ha cacciato.

Stellantis è tornata a far parlare di sé con la sostituzione dell’Ad Tavares. È una storia (a suo modo) affascinante, perché Tavares è stato uno dei principali sostenitori del mercato full electric. C’è stato un periodo, tra il 2019 e il 2020, dopo gli impermeabili gialli di Greta Thunberg, in cui pareva che l’elettrico nel mondo dell’auto sarebbe stato l’unico futuro possibile. Se guardiamo oggi i dati su produzione e vendite ci pare una allucinazione collettiva.

Auto, la crisi che dura da dieci anni: perché in un mondo diviso la ricetta di Marchionne non funziona più. Una macchina a benzina, una elettrica, una ibrida. Un suv per l’Europa, un pick-up per gli Stati Uniti, una berlina per il Sud America. Una vettura assemblata in loco, una senza componenti cinesi, una con pezzi di qualsiasi provenienza, purché economici. Costruire auto è sempre stato un mestiere complesso. Oggi, però, districarsi nel dedalo delle preferenze dei clienti, delle normative e delle barriere doganali sta diventando quanto mai difficile.

L'automobile e la crisi di settore: avanti tutta. Tempi duri per chiunque, soprattutto se opera nel settore automobile. Il fatto non interessa solo il settore specifico, e l'affermazione è corretta.

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