Dazi Usa-Ue, componentistica auto e made in Italy sotto pressione: "Servono misure di compensazione"

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea, che fissa i dazi al 15% su una serie di prodotti, sta suscitando reazioni contrastanti tra le imprese italiane, con particolare allarme nel settore automotive e tra le piccole e medie aziende esportatrici. Se da un lato l’intesa evita il temuto balzello del 25%, dall’altro rischia di aggravare una situazione già critica per alcuni comparti industriali, costretti a fare i conti con il doppio colpo dei rincari energetici e della svalutazione competitiva dovuta all’apprezzamento dell’euro.

«Le imprese della componentistica auto sono la parte più debole», afferma Rocco Uliano, segretario generale della Fim-Cisl, sottolineando come il settore versi già «in una situazione di forte sofferenza sui volumi, soprattutto negli ultimi due anni». L’impatto dei dazi, secondo Uliano, sarà particolarmente significativo per le case automobilistiche tedesche, tra i principali esportatori verso gli Usa, ma le ricadute riguarderanno tutta la filiera. Per questo, chiede con urgenza «un tavolo al Mimit per ragionare su misure di compensazione, a partire dal costo dell’energia».

Stessa preoccupazione emerge dal CNA Piemonte, che definisce l’intesa «molto pesante» per il made in Italy. «L’Italia è tra i principali esportatori verso gli Usa, e un livello di dazi al 15% avrà effetti negativi, soprattutto per le piccole imprese», osserva il presidente nazionale Dario Costantini. A peggiorare il quadro c’è l’andamento valutario: l’euro si è apprezzato sul dollaro di quasi il 15% negli ultimi mesi, riducendo ulteriormente la competitività delle aziende.

Nel settore agricolo, intanto, l’accordo viene accolto con prudenza. Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche, pur riconoscendo che il compromesso raggiunto è «migliorativo rispetto alle ipotesi iniziali», evidenzia come il nuovo scenario lasci «l’agricoltura nell’incertezza». Serviranno, secondo lei, «compensazioni europee per le filiere più penalizzate».

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