Carbone: il picco del 2025 apre la strada al declino, tra politiche di Trump e transizione energetica

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato globale del carbone, sorretto dalle politiche espansive dell'amministrazione Trump e dalla tenace domanda cinese, si appresta a toccare un nuovo record storico nel corso del prossimo anno, secondo quanto prevede l’Agenzia internazionale dell’energia nel suo report “Coal 2025”. La domanda mondiale, che ha mostrato una volatilità senza precedenti negli ultimi tempi, è infatti destinata a crescere di un ulteriore 0,5% nel 2025, superando ogni precedente soglia e raggiungendo la cifra di 8,85 miliardi di tonnellate. Questo incremento, seppur contenuto, segna una significativa inversione di tendenza rispetto alle aspettative di un immediato e rapido declino, confermando come la transizione energetica proceda a velocità profondamente diverse a seconda delle regioni del mondo e delle scelte politiche dei governi.

Le forze contrapposte che disegnano il mercato

Dietro il raggiungimento di questo picco, un risultato che molti osservatori non si attendevano, agiscono forze contrapposte e di notevole potenza. Da un lato, la politica energetica del presidente Trump, sintetizzata dallo slogan “mine, baby, mine”, continua a sostenere attivamente il settore del carbone negli Stati Uniti, rimuovendo ostacoli normativi e favorendone l’estrazione e l’impiego. Dall’altro, la Cina, che da sola assorbe oltre la metà del consumo planetario, mantiene un fabbisogno elevatissimo, sebbene le proiezioni dell’Aie indichino un prossimo raggiungimento del suo picco di consumo interno entro il 2030. A queste spinte si aggiungono, in controtendenza, il vigoroso sviluppo delle fonti rinnovabili e la competitività del gas naturale in molte aree, elementi che iniziano a erodere, seppur gradualmente, la quota del carbone nel mix elettrico globale.

La curva discendente attesa dopo il plateau

Il quadro tratteggiato dagli analisti, tuttavia, non si limita a registrare il record imminente, ma delinea una traiettoria che, superato il breve plateau, assume una chiara inclinazione discendente. Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia, ha sottolineato come, nonostante le dinamiche in Cina e in India, la domanda globale sia destinata a un calo che la riporterà, entro la fine del decennio, ai livelli del 2023. Questo declino, benché non repentino, segnerebbe una svolta importante, indicando che la fase espansiva del combustibile fossile più inquinante ha raggiunto il suo apice. La transizione, insomma, pur procedendo a rilento in alcune nazioni e accelerando in altre, appare ormai un percorso avviato e ineluttabile, influenzato da fattori climatici, economici e, non da ultimo, dalla corsa agli investimenti nelle tecnologie pulite.

Uno scenario complesso tra inerzie e accelerazioni

La complessità dello scenario emerge con chiarezza dalle pagine del rapporto, le quali evidenziano come il mercato sia ormai caratterizzato da forti oscillazioni regionali. Mentre alcune economie avanzate accelerano l’addio al carbone, altre economie emergenti ne rimangono fortemente dipendenti per sostenere la propria crescita industriale e garantire la sicurezza energetica. Questa biforcazione crea un panorama frastagliato, dove i dati aggregati globali nascondono realtà nazionali spesso antitetiche. La prevista diminuzione della domanda, perciò, non sarà lineare né omogenea, ma il risultato di un sommarsi di cali significativi in alcuni paesi e di una certa inerzia in altri, il tutto mentre il peso delle rinnovabili diventa progressivamente più decisivo nella generazione di elettricità a livello mondiale.

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