Tragedia nell’Adda: muore a 16 anni il ragazzo egiziano che si era tuffato nel fiume
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Redazione Interno
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Non ce l’ha fatta il sedicenne recuperato ieri dai vigili del fuoco nelle acque dell’Adda, in provincia di Lodi, dove si era gettato nonostante il divieto di balneazione. Il giovane, originario dell’Egitto e arrivato in Italia come minore non accompagnato, era ospite di una struttura di accoglienza a Spino d’Adda. Quel che doveva essere un pomeriggio di svago si è trasformato in tragedia quando, verso le 18, il ragazzo è scomparso sotto la superficie del fiume, lasciando gli amici impotenti. I soccorsi, attivati immediatamente, lo hanno tratto in salvo un’ora dopo, ma le sue condizioni – già critiche – non hanno lasciato scampo. Trasportato d’urgenza al San Raffaele di Milano in elicottero, è morto nelle prime ore del mattino.
Quella del giovane egiziano non è l’unica vicenda a riaccendere i riflettori sui pericoli dei corsi d’acqua in questa torrida estate. A Vigevano, un 23enne è annegato nel Ticino dopo essersi tuffato sotto il ponte che segna il confine con Abbiategrasso. Il fatto risale al pomeriggio di venerdì, quando alcuni passanti hanno avvistato il suo corpo inerte in un tratto dove la profondità, seppur ridotta, si è rivelata fatale. Nonostante l’intervento tempestivo dei vigili del fuoco e del 118, ogni tentativo di rianimazione è risultato vano. Le ricerche, protrattesi fino a tarda serata, hanno avuto esito negativo, confermando il peggio.
Entrambi gli episodi riportano l’attenzione sui rischi legati alla balneazione in aree non attrezzate, spesso sottovalutati soprattutto dai più giovani. Nel caso del sedicenne, la scelta di ignorare i divieti – frequente in periodi di caldo intenso – ha avuto conseguenze irreparabili. Quanto al 23enne, le dinamiche restano da chiarire, ma il contesto appare simile: un tuffo estivo, un fiume insidioso, pochi minuti per segnare il confine tra vita e morte.




