Sedicenne muore dopo essersi tuffato nell’Adda, dove vigeva il divieto di balneazione
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Redazione Interno
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Un ragazzo di sedici anni, originario dell’Egitto e ospitato in una struttura di Spino d’Adda, ha perso la vita dopo essersi tuffato giovedì pomeriggio nel fiume Adda, in località Bocchi di Comazzo, nel Lodigiano. Nonostante il divieto di balneazione, imposto da anni a causa delle correnti insidiose e della profondità irregolare, il giovane ha cercato refrigerio nelle acque del fiume, ma non è più riemerso.
I vigili del fuoco del comando provinciale di Lodi, coadiuvati dal nucleo sommozzatori e dall’elicottero Drago 153 del reparto volo di Malpensa, sono intervenuti per recuperarlo. Trasportato d’urgenza all’ospedale San Raffaele di Milano in condizioni gravissime, il sedicenne non ce l’ha fatta.
L’episodio riaccende i riflettori sui rischi legati alla balneazione in zone non attrezzate, dove i divieti, spesso ignorati, nascono proprio dalla pericolosità delle acque. L’Adda, in particolare, è noto per le sue correnti subacquee imprevedibili, che possono trascinare anche i nuotatori più esperti.
Le indagini, condotte dalla polizia locale e dai carabinieri, mirano a ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente, anche se al momento non emergono elementi che facciano pensare a una volontarietà del gesto. Si tratterebbe, piuttosto, di una tragica fatalità, aggravata dalla scelta di ignorare i divieti.




