Nord Stream, il reclutamento di Freya: modella erotica e sabotatrice subacquea

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Secondo quanto emerso dalle inchieste del giornalista Bojan Panchevski, pubblicate nel suo libro “The Nord Stream Conspiracy” e discusse in un podcast con il caporedattore di Bild, Paul Ronzheimer, l’unità d’élite ucraina che pianificò il sabotaggio del gasdotto non operò in totale autonomia. Per portare a termine l’operazione – che avrebbe richiesto competenze subacquee fuori dal comune – i vertici dell’intelligence si avvalsero di civili, reclutando tra questi una figura destinata a diventare centrale nelle dinamiche dell’attentato: una modella di riviste per adulti, esperta subacquea, il cui nome in codice è Freya. La sua vita, costellata di contrasti, l’ha vista muoversi dagli ambienti della movida notturna di Kiev, dove posava occasionalmente per servizi fotografici provocanti, fino alle gelide profondità del Mar Baltico, dove avrebbe fisicamente piazzato gli ordigni.

Il profilo della “donna più coraggiosa” che sfidò il Baltico

Panchevski, che nell’opera cita testimonianze dirette raccolte tra gli stessi autori del blitz (incontrati di persona dal giornalista), descrive Freya come l’elemento più determinante dell’intera squadra, nonché l’unica donna tra i sabotatori. È lei, stando alla ricostruzione fornita al tabloid tedesco, a essersi immersa ripetutamente per posare gli esplosivi, affrontando condizioni meteorologiche proibitive e trasportando circa ottanta chilogrammi di attrezzatura. I tabloid tedeschi e le ricostruzioni giornalistiche ne hanno tratteggiato un passato schietto: giovanissima frequentava i locali di Kiev, lavorando nel tempo libero come modella. Un suo scatto, finito sulla copertina di una rivista erotica del 2004, la ritraeva persino con un cappotto da capitano, accompagnato da una didascalia relativa alla Crimea. Nessuno dei suoi curriculum, in quegli anni, avrebbe lasciato presagire un futuro da operativa in missioni ad alto rischio.

La copertura della falsa produzione cinematografica

Un aspetto singolare emerso dalle indagini giornalistiche riguarda la strategia di copertura studiata per l’equipaggio. Freya, forte del suo background artistico, sarebbe stata pronta – se fermata durante le operazioni – a dichiarare che la squadra stava in realtà girando un film pornografico a tema sottomarino. Una giustificazione bizzarra che, nell’economia del piano, avrebbe dovuto depistare le autorità distogliendo l’attenzione dal vero obiettivo bellico. Questa narrazione, sebbene surreale per un’operazione che mirava a interrompere i rifornimenti energetici all’Europa, dimostra come i vertici dell’unità avessero studiato ogni variabile per proteggere gli esecutori materiali.

Lo stupore degli investigatori e il ruolo attuale tra i militari

Il contrasto tra l’aspetto della modella e le competenze tecniche da palombaro generò incredulità anche tra gli inquirenti, quando questi risalirono alla sua identità. La polizia, visionando il materiale trovato di Freya, si trovò davanti a fotografie esplicite che mal si conciliavano con l’immagine della spia professionista, generando il dubbio che potesse trattarsi di una falsa pista. Le ricerche, tuttavia, hanno confermato il suo coinvolgimento diretto. Oggi, a distanza di tempo, la stessa donna non solo risulta essere formalmente inquadrata nelle forze armate, ma opera come istruttrice di immersioni tattiche per il personale militare.

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