Sigarette a oltre 10 euro al pacchetto? La proposta di legge potrebbe presto diventare realtà: raccolte 50mila firme
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Redazione Interno
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L’obiettivo – che solo qualche mese fa sembrava una sfida ardua per i promotori – è stato ufficialmente centrato: sono state depositate in Parlamento le oltre 50mila firme necessarie per sostenere la proposta di legge d’iniziativa popolare che mira ad aumentare di cinque euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. A comunicarlo sono le associazioni che hanno promosso la campagna "5 euro contro il fumo", le quali, in una nota congiunta diffusa nella giornata di ieri, hanno espresso grande soddisfazione per il traguardo raggiunto in sole sedici settimane.
Il provvedimento, che adesso attende di essere calendarizzato e discusso nelle aule parlamentari, riguarda non solo le sigarette tradizionali, ma anche i dispositivi di nuova generazione come il tabacco riscaldato, le sigarette elettroniche e i sacchettini di nicotina, considerati ormai una porta d’accesso alla dipendenza per molti giovani.
L’iter parlamentare e i precedenti virtuosi in Europa
Il superamento della soglia delle 50mila sottoscrizioni – un numero che garantisce l’esame obbligatorio del testo da parte delle Camere – obbliga ora il Senato a pronunciarsi entro i novanta giorni successivi all’invio delle firme, pena il rischio di un loro accantonamento tecnico.
I promotori (tra cui spiccano l’Associazione Italiana di Oncologia Medica, la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e la Fondazione Umberto Veronesi) hanno chiesto che l’iter segua la strada già tracciata dalla legge sull’oblio oncologico, approvata in tempi relativamente brevi da entrambi i rami del Parlamento.
Nel giustificare la richiesta di questa manovra così incisiva sul portafoglio dei consumatori, le fondazioni citano i dati provenienti da altri Paesi europei; in Francia, per esempio, il prezzo medio delle sigarette è schizzato da 7,05 a 13 euro tra il 2017 e il 2025, portando a una riduzione della quota di fumatori adulti di ben nove punti percentuali (dal 27 al 18%), mentre in Irlanda un aumento ben più drastico (fino a superare i 15 euro a pacchetto) ha comunque registrato un calo di cinque punti percentuali nella stessa fascia di popolazione.
La meccanica dell’accisa e la destinazione del gettito
Se la proposta dovesse trovare piena attuazione, verrebbe introdotta a partire dal prossimo gennaio una nuova accisa specifica di cinque euro “per unità di consumo standard” – un meccanismo, questo, che si applicherebbe indipendentemente dal prezzo di vendita al dettaglio e si andrebbe ad aggiungere alle imposte già esistenti. Non si tratterebbe, quindi, di un aumento percentuale, ma di una sovrattassa fissa destinata a incidere con la stessa forza tanto sui prodotti economici quanto su quelli di fascia alta.
Le stime fornite dai sostenitori della legge parlano di un duplice effetto positivo: da un lato, una riduzione drastica dei consumi, calcolata intorno al 37% del volume attuale; dall’altro, un introito fiscale supplementare valutato in circa 800 milioni di euro annui.
Quest’ultimo, specificano i promotori, dovrà essere interamente vincolato al finanziamento e al potenziamento del Servizio sanitario nazionale, con l’obbligo – previsto dal testo – che i ministeri dell’Economia e della Salute trasmettano relazioni annuali al Parlamento per rendicontare l’impiego dei fondi e monitorare gli effetti sulla salute pubblica.
Il quadro epidemiologico italiano e l’urgenza dell’intervento
A sostenere la necessità di un provvedimento così severo sono i numeri che descrivono lo stato di salute degli italiani. Le stime più aggiornate indicano che poco meno di un quarto della popolazione adulta compresa tra i 18 e i 69 anni è ancora dipendente dal fumo, un’abitudine che rimane la prima causa di morte prevenibile e che è direttamente collegata al 90% dei casi di tumore al polmone.
A preoccupare maggiormente gli oncologi, però, è l’escalation del fenomeno tra le nuove generazioni: il 7,5% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni dichiara di fumare o di utilizzare sigarette elettroniche (le cosiddette “svapo”), una percentuale che schizza al 37,4% nella fascia d’età 14-17 anni.
I rischi, secondo le associazioni, non diminuiscono certo con l’adozione dei nuovi device; gli stessi promotori della campagna hanno più volte messo in guardia dal fenomeno del “policonsumo” – che coinvolgerebbe oltre il 70% dei giovani fumatori – dove l’uso combinato di sigarette tradizionali ed elettroniche viene indicato dalla letteratura scientifica come un fattore in grado di quadruplicare il rischio di sviluppare neoplasie polmonari rispetto al solo consumo tradizionale.
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