Aumento di 5 euro su sigarette e prodotti da fumo, le 50mila firme raggiunte: tocca al Parlamento
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
L’obiettivo è stato centrato in poco più di quattro mesi, un lasso di tempo relativamente breve se si considera la complessità tecnica della raccolta e la portata della proposta. Cinquanta mila cittadini hanno sottoscritto l’iniziativa popolare che chiede un aumento secco di 5 euro – una sorta di sovrapprezzo generalizzato – per qualsiasi prodotto da fumo o da inalazione di nicotina, e questo include senza distinzioni le sigarette tradizionali, i dispositivi a tabacco riscaldato, le sigarette elettroniche e persino i sacchettini di nicotina.
La campagna, denominata "5 euro contro il fumo", è stata trainata da un fronte compatto che riunisce l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), la Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, la Fondazione Umberto Veronesi e la Fondazione Aiom, le quali ora attendono che il Parlamento raccolga il testimone.
La strategia, come spiegano i promotori nel testo della proposta destinato a essere discusso a Montecitorio o a Palazzo Madama, si basa su un principio di efficacia già collaudato: l’aumento drastico del prezzo rappresenterebbe, secondo le associazioni, la leva più potente per ridurre il consumo di tabacco. Nei documenti depositati si fa riferimento ai casi di Francia e Irlanda, nazioni dove il progressivo rincaro dei pacchetti ha portato a una flessione significativa del numero dei fumatori.
L’idea, insomma, è replicare quel modello partendo dai numeri italiani, che fotografano un Paese ancora saldamente nelle mani della nicotina: si stima che quasi un adulto su quattro, nella fascia tra i 18 e i 69 anni, accenda regolarmente una sigaretta, con un costo sociale e sanitario che i medici oncologi definiscono insostenibile.
L’accisa aggiuntiva e i fondi per la sanità
Se la legge dovesse vedere la luce, l’aggravio di 5 euro verrebbe applicato come un’accisa specifica e aggiuntiva, indipendentemente dal prezzo di vendita che il tabaccaio espone in bacheca; andrebbe cioè a sommarsi alle imposte già esistenti, alzando inevitabilmente il costo finale al consumatore. Ma c’è un altro aspetto, dirimente, nella ratio della proposta: la destinazione del tesoretto che ne deriverebbe.
Secondo le stime fornite dalle fondazioni – basate su modelli statistici di consumo – questo aumento potrebbe generare un gettito annuo vicino agli 800 milioni di euro, una somma che i firmatari vogliono venga vincolata per legge al finanziamento e al rafforzamento del Servizio sanitario nazionale. Non solo una manovra dissuasiva, dunque, ma anche un meccanismo per alimentare le casse della sanità pubblica, messa a dura prova proprio dalle patologie correlate al fumo.
L’iter procedurale, ormai, è entrato nella fase cruciale. Superato il muro delle 50mila sottoscrizioni, il testo deve essere formalmente esaminato dalle Camere; nello specifico, il regolamento del Senato prevede tempi stringenti per la discussione, imponendo un esame entro 90 giorni dall’invio ufficiale delle firme.
I promotori, che continuano comunque a raccogliere firme per fornire un margine di sicurezza oltre la soglia minima, hanno chiesto che si segua l’esempio virtuoso della legge sull’oblio oncologico, approvata con relativa celerità da entrambi i rami del Parlamento. L’auspicio, espressamente dichiarato nella nota congiunta, è che il legislatore non lasci cadere nel vuoto questo strumento di partecipazione civica, così come del resto richiederebbe la natura stessa di una legge nata dal basso.
L’allarme sui giovani e il policonsumo
Tra i dati che hanno fatto da volano alla raccolta firme, quelli relativi alle fasce d’età più basse appaiono particolarmente drammatici e hanno fornito una spinta emotiva non indifferente alla mobilitazione. Le statistiche citate dalle associazioni scientifiche raccontano di un’abitudine che si radica presto: il 7,5% degli studenti tra gli 11 e i 13 anni ha già avuto a che fare con sigarette o sigarette elettroniche, una percentuale che schizza al 37,4% nella fascia di età tra i 14 e i 17 anni.
A preoccupare gli esperti non è solo il dato in sé, ma il fenomeno del "policonsumo", ovvero la tendenza – diffusa tra oltre il 70% degli studenti delle scuole superiori – a fare un uso combinato di prodotti tradizionali e di nuova generazione, pensando erroneamente di ridurre i rischi.
Da qui la scelta di includere nel mirino della manovra anche i dispositivi elettronici e il tabacco riscaldato, spesso percepiti dai più come "alternativi" o meno dannosi. I promotori della legge, infatti, ribadiscono che l’industria del tabacco utilizza queste innovazioni come una sorta di cavallo di Troia per mantenere alta la dipendenza e per reclutare nuovi consumatori proprio tra i giovani.
L’aumento di 5 euro, in quest’ottica, perderebbe la sua efficacia se limitato alle sole sigarette tradizionali, poiché i ragazzi potrebbero spostarsi facilmente su prodotti similari dal costo inferiore; l’uniformità dell’accisa, invece, serve a chiudere questo potenziale varco normativo, livellando verso l’alto i prezzi di tutto il mercato della nicotina.
Il modello europeo come riferimento
A suffragare la tesi secondo cui "prezzi alti allontanano i fumatori", i dossier presentati in Parlamento citano diffusamente l’esperienza transalpina e irlandese. In Francia, a partire dalla fine del 2017, il governo aveva avviato un programma nazionale che mirava a portare il prezzo medio a 10 euro entro il 2020, per poi spingersi oltre: a oggi, il costo è salito fino a raggiungere soglie considerevolmente più alte, attestandosi in alcuni casi sui 13 euro, con una conseguente riduzione del numero dei fumatori abituali.
Un percorso simile è stato intrapreso dall’Irlanda, dove il caro-prezzi ha portato il pacchetto a superare abbondantemente la soglia dei 15 euro, contribuendo a far scendere la percentuale dei tabagisti dal 23 al 18% in pochi anni.
L’Italia, dove un pacchetto si compra ancora mediamente tra i 5 e i 6 euro, parte da una base di partenza molto più bassa. La manovra proposta, se attuata, comporterebbe quindi un rincaro particolarmente traumatico per le abitudini di consumo: per intenderci, quasi un raddoppio del costo attuale.
La speranza delle quattro fondazioni, che hanno raccolto l’adesione di oltre cinquanta società scientifiche e di numerose associazioni, è che la drammaticità dei numeri – si stimano circa 93 mila morti l’anno riconducibili al fumo – convinca i gruppi parlamentari a superare le divisioni e a privilegiare l’interesse collettivo. Al momento, però, il testo è solo all’inizio del suo iter: resta da vedere se i tempi tecnici e la volontà politica consentiranno una calendarizzazione celere o se l’iniziativa subirà un rallentamento nei meandri delle commissioni.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
