The Boys 5, l'epilogo è vicino: morti annunciate e il peso (inquietante) della realtà

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il conto alla rovescia per l’apocalisse – o quel che ne resta – è ufficialmente iniziato. A pochi giorni dal debutto della quinta e ultima stagione di The Boys, previsto per l’8 aprile su Prime Video con un doppio colpo iniziale, la macchina mediatica attorno alla serie si è innescata con una violenza pari solo a quella dei suoi protagonisti, saturi di testosterona e cattiveria. Si chiude, quindi, il cerchio aperto nel lontano 2019, quando Eric Kripke decise di adattare l’eccesso grafico del fumetto di Garth Ennis trasformandolo in uno specchio deformante – ma fin troppo nitido – della contemporaneità. E proprio in questa specularità, che è sempre stata la sua arma migliore, risiede la cifra più disturbante dell’ultimo atto, tanto che lo stesso Kripke, di fronte ai paragoni con l’attuale scenario politico americano, ha parlato di “coincidenza inquietante”.

Per comprendere la portata di questo finale, bisogna però guardare a ciò che accade dentro la finzione, dove Patriota – il superuomo psicotico interpretato da Antony Starr – ha ormai assunto il controllo assoluto, piegando le istituzioni ai propri capricci egomaniaci. Lo showrunner, in un’intervista rilasciata prima del ritorno in scena, ha rivelato una circostanza che molti fan faticano a digerire: gli episodi sono stati scritti prima delle elezioni presidenziali americane, che hanno portato Donald Trump – ora nuovamente presidente – alla Casa Bianca. “Sfortunatamente”, ha dichiarato Kripke, “abbiamo scritto tutto prima del voto. Sembra incredibilmente ingenuo, ma il nostro piano era scrivere una versione distopica alla *1984* del crescente autoritarismo, sperando che la gente dicesse ‘Per fortuna abbiamo evitato il proiettile’. Invece il proiettile ci ha colpito in pieno”. Ne consegue che molte delle trovate più assurde inserite in sceneggiatura, rivelatesi poi profezie involontarie, hanno finito per ridisegnare il confine tra satira e cronaca; una linea sottilissima che la serie ha attraversato con la consueta, spietata ironia.

Il viaggio verso il sangue: teorie e attese per il gran finale

Mentre i fan si scatenano con ipotesi – chi pronostica stragi, chi spera in improbabili redenzioni – il cast ha gettato qualche piccola braciola narrativa per alimentare l’attesa. Nathan Mitchell, volto di Black Noir, e Valorie Curry, che interpreta Firecracker, hanno descritto il percorso verso la conclusione come un “viaggio appagante e coerente”. Un’affermazione, questa, che pesa come un macigno, considerando che la serie non ha mai lesinato colpi bassi o morti eccellenti; e se i precedenti insegnano, l’elenco delle vittime di questa stagione finale è già segnato a caratteri cubitali nell’agenda di Kripke. Non si tratta solo di violenza fisica, ma anche di quella morale, perché la vera posta in gioco, in questo epilogo, è capire se i “ragazzi” riusciranno a mantenere un barlume di umanità mentre cercano di annientare il male.

Il calendario degli appuntamenti, scandito dalla piattaforma, prevede un rilascio settimanale: dopo il doppio episodio iniziale dell’8 aprile, si proseguirà con una puntata ogni mercoledì fino al gran finale del 20 maggio. Un ritmo che restituisce alla serialità quella suspense da appuntamento fisso, lontana dalla fruizione bulimica del binge watching. A Roma, intanto, un evento globale ha celebrato l’imminente congedo, riunendo il cast e confermando come l’appeal della serie – capace di mescolare splatter, dramma familiare e critica al capitalismo dei media – non accenni a diminuire.

L’ombra lunga della politica e le “morti” già scritte

Ma torniamo alla coincidenza che turba Kripke. Il creatore ha confessato che nella settima puntata esiste una frase, pronunciata da Patriota, che ai tempi della stesura sembrava la cosa più folle e iperbolica immaginabile. E invece, con amara sorpresa, ha dichiarato che “è già successa davvero”. Questo cortocircuito tra finzione e realtà è il lascito più ambiguo di The Boys: iniziata come parodia, si è trasformata in documentario dell’orrore quotidiano. Se nelle prime stagioni la satira colpiva il marketing spicciolo e la banalità del male, in questa quinta stagione lo scontro diventa apertamente politico, con Patriota che brandisce il potere non più solo come un divo capriccioso, ma come un vero e proprio tiranno.

Non ci sono, in questo frangente, giudizi affrettati su ciò che accadrà o su come reagirà il pubblico. I fatti parlano da soli: la serie torna in un mondo devastato, con Hughie, Latte Materno e Frenchie rinchiusi in un “campo della libertà” (e l’uso di queste virgolette, in un contesto simile, suona più come un avvertimento che come una semplice citazione) e con Butcher pronto a scatenare un virus letale che spazzerebbe via ogni Supes dalla faccia della terra. L’arma finale, insomma, è già in campo, e la domanda che aleggia non è tanto se ci saranno vittime, ma quante e quali saranno.

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