Crisi dell'automotive in Italia, Stellantis e il rischio di tracollo
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Redazione Economia
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L'industria automobilistica europea, e in particolare quella italiana, sta attraversando una crisi di proporzioni epocali. La produzione nel 2024 ha subito un calo drastico, registrando un -30% nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo declino ha portato a un aumento dell'utilizzo degli ammortizzatori sociali e a una riduzione costante del numero di dipendenti. Le difficoltà non risparmiano nessuno, da Stellantis alle aziende di componentistica, e a pagare il prezzo più alto sono sempre i lavoratori.
Stellantis, il colosso nato dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles e PSA Group, sta affrontando una situazione particolarmente critica. Gli stabilimenti italiani, da Mirafiori a Melfi, passando per Cassino e Termoli, sono in rosso. I primi sei mesi del 2024 si sono chiusi con un passivo preoccupante, e gli ultimi tre mesi non hanno fatto che peggiorare la situazione. Il rapporto redatto da Fim-Cisl evidenzia come, dopo tre anni di crescita, le fabbriche dell'ex Fiat abbiano registrato un forte dato negativo.
Nonostante i numeri da record vantati dall'azienda – con un fatturato di 189,5 miliardi di dollari nel 2023, un profitto di 18,6 miliardi e dividendi agli azionisti saliti a 6,6 miliardi – la realtà per i lavoratori è drammatica. In particolare, nello stabilimento di San Nicola di Melfi, la situazione è critica. I sindaci della bassa provincia, preoccupati per il futuro delle aziende di componentistica ormai agli sgoccioli con gli ammortizzatori sociali, hanno deciso di mobilitarsi. Il 18 ottobre, a Roma, si terrà una grande manifestazione indetta da Fim, Fiom e Uilm, con la partecipazione dei sindaci, che indosseranno le fasce tricolore per l'occasione.
La crisi dell'automotive in Italia non mostra segni di rallentamento, e le difficoltà produttive di Stellantis sono emblematiche di un settore che rischia il collasso.




