Il barattolo di vetro e la sfida alla legalità: Magi porta cannabis a Montecitorio, la maggioranza insorge
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Redazione Interno
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Nel pomeriggio di lunedì 20 aprile, approfittando della ricorrenza internazionale legata alla "Giornata della consapevolezza sulla cannabis", il segretario di +Europa, Riccardo Magi, ha trasformato una conferenza stampa a Montecitorio in un palcoscenico di disobbedienza civile che, a tutti gli effetti, sfiora il reato. Accompagnato dalla presidente di "Meglio Legale", Antonella Soldo, Magi ha estratto un barattolo di vetro contenente circa sei grammi di marijuana, sostanza che – come lui stesso ha dichiarato – è stata acquistata pochi giorni prima tramite un link pubblicato su un canale Telegram, alimentando di fatto il mercato parallelo che intendeva denunciare. Il gesto, studiato nei minimi dettagli per catturare l’attenzione mediatica, ha visto il deputato versare e sminuzzare le infiorescenze direttamente sopra il testo del nuovo decreto sicurezza per poi suddividerle in piccoli sacchetti di plastica trasparente, cedendoli ai presenti come simbolo di quella che definisce una "battaglia contro lo Stato etico".
L’oggetto del contendere, e il vero grilletto della protesta, risiede in un emendamento approvato a Palazzo Madama che modifica radicalmente la percezione della "lieve entità". La nuova normativa, come spiega Magi nel corso del suo intervento, intende cancellare l'attenuante per chi viene sorpreso a detenere sostanze in modo continuativo o abituale, equiparando di fatto le droghe cosiddette "leggere" a quelle pesanti agli occhi della legge. La critica del leader di +Europa si è fatta tagliente quando ha sostenuto che il provvedimento, invece di colpire i grandi traffici, si accanisca contro il consumo personale; una critica, questa, che ha trovato eco nelle dichiarazioni di Antonella Soldo, la quale ha sottolineato come i 50 euro spesi per l'acquisto della droga finiranno per ingrossare le casse della criminalità organizzata e del riciclaggio, un paradosso che secondo lei l’esecutivo ignora deliberatamente.
L’accusa di incoerenza da parte della maggioranza
Se la scena di un parlamentare che distribuisce stupefacenti nell’emiciclo ha dell’incredibile, la reazione di Fratelli d’Italia non si è fatta attendere, anzi, ha innescato un vortice di dichiarazioni durissime incentrate sul concetto di legalità formale. Il deputato di FdI Mauro Malaguti, in una nota stampa, ha attaccato senza mezzi termini quella che definisce una "doppia faccia" delle opposizioni: da un lato, pronte a ergersi a difesa delle istituzioni e della Carta costituzionale, dall’altro, incapaci di rispettare le regole quando queste non corrispondono alla loro ideologia. Secondo Malaguti, il ricorso a metodi illegali – come l’acquisto di sostanze proibite su Telegram – dimostrerebbe l’impossibilità, da parte di certe frange politiche, di accettare il confronto democratico parlamentare preferendo la spettacolarizzazione del reato.
Ma la critica di Malaguti non si è fermata al piano della mera violazione della legge penale, scavando invece nel merito della sostanza e dei suoi effetti sociali. L’esponente di FdI ha infatti citato dati scientifici, sostenendo che la cannabis in circolazione oggi – quella che Magi ha sparsero sui fogli – è una sostanza profondamente diversa da quella dei decenni passati: la concentrazione di principio attivo (THC) risulterebbe fino a dieci volte superiore rispetto agli anni Settanta, con un conseguente e drastico aumento dei rischi legati alla salute mentale e alla dipendenza, specialmente tra i più giovani. Da qui, una stoccata finale velenosa: se Magi considera il decreto più dannoso dell’erba, forse, suggerisce Malaguti, il suo giudizio è offuscato proprio dagli effetti della sostanza che ha appena maneggiato.
Le reazioni tra aule e piazza
Mentre all’interno della Camera le commissioni Affari costituzionali e Giustizia proseguivano l’esame dei 1.531 emendamenti al decreto, l’onda della provocazione si è riversata in piazza Montecitorio dove, complice la data simbolo del "4/20", è andato in scena un flash mob organizzato da +Europa e Radicali italiani. Qui, circondato da attivisti e da alcuni colleghi come Matteo Hallissey e Benedetto Della Vedova, Magi ha letteralmente dato fuoco a uno spinello, compiendo quello che lui stesso ha definito "un reato in Parlamento" per protestare contro un testo che ritiene "più illegale della droga che abbiamo fumato". L’aria che si respirava era quella delle vecchie campagne pannelliane, anche se con toni inevitabilmente più contemporanei e social.
Sul versante opposto, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha etichettato l’intera operazione come "patetica", liquidando il gesto come un teatrino già visto che nulla toglie alla serietà del problema dello spaccio. Gasparri, con la consueta ironia tagliente, ha ribadito che il decreto sicurezza non mira a perseguitare il malato o il consumatore occasionale, ma a creare strumenti più efficaci per incastrare chi spaccia, impedendo che la scusa dell’uso personale continui a rappresentare una zona franca per la criminalità. La scelta di Magi di definire il sottosegretario Mantovano "talebano" – riferendosi alla linea dura italiana in sede Onu – ha ulteriormente inasprito gli animi, rendendo il clima politico incandescente proprio nella settimana decisiva per l’approvazione finale del provvedimento.
Meta Description: Protesta alla Camera: Riccardo Magi (+Europa) sparge 6 grammi di cannabis sul dl Sicurezza. La maggioranza insorge per l’atto di disobbedienza civile.




