Occhiuto: «Mai alleato con Vannacci», ma il nodo resta la soglia del 42%
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Redazione Interno
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Roberto Occhiuto non usa mezzi termini. Il presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia ha ribadito con forza la sua contrarietà a qualsiasi ipotesi di alleanza tra il centrodestra e Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale. Ospite di David Parenzo a «L'aria che tira» su La7, Occhiuto ha spiegato: «Escludo nella maniera più assoluta che ci sia un'alleanza» con il generale. Già nei giorni precedenti, a «Un Giorno da Pecora» su Rai Radio1, aveva promesso: «Mi tingermi i capelli di giallo se mai mi dovessi alleare con Vannacci».
E alla domanda su cosa farebbe qualora l'accordo si concretizzasse, ha risposto: «Diciamo che mi occuperò dei problemi della Calabria».
La posizione di Occhiuto non è isolata. Da quando Futuro Nazionale è nato, lo scorso febbraio, le dichiarazioni pubbliche dei principali esponenti del centrodestra hanno delineato un quadro variegato. Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ha pronunciato un secco «no» all'ipotesi di un'alleanza con l'europarlamentare.
Ignazio La Russa, presidente del Senato, ha spiegato di non voler fare «questa gara su chi è più destra», aggiungendo che «storicamente non porta bene». La Lega di Matteo Salvini mantiene una linea più sfumata, complice la fuoriuscita del generale dal Carroccio, definita «tradimento». In Fratelli d'Italia, alla chiusura di La Russa si contrappone l'apertura del ministro Luca Cirielli, che ha detto di sperare si governi con Vannacci.
Il peso elettorale del generale
I numeri, del resto, alimentano il dibattito. L'ultimo sondaggio Swg per il Tg La7 colloca Futuro Nazionale all'8%, stabile in quarta posizione, davanti a Forza Italia (6,9%) e alla Lega (5,1%). Fratelli d'Italia resta saldo al primo posto con il 27,4%, mentre il Partito democratico arretra al 20,6%. Secondo un'analisi di Izi presentata proprio a «L'aria che tira», l'effetto Vannacci in coalizione vale appena il 2,2% netto, ma è determinante per far scattare il premio di maggioranza.
La coalizione guidata da Giorgia Meloni con Futuro Nazionale passerebbe dall'attuale 41,5% al 43,7%, superando la soglia del 42% fissata dalla nuova legge elettorale.
La partita sulla legge elettorale
La nuova legge elettorale è ormai alle battute finali. Il provvedimento, ribattezzato Melonellum o Stabilicum, prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori per la coalizione che raggiunge il 42% dei consensi in entrambe le Camere. Il Senato ha approvato il testo con 113 sì e 71 no, e l'approvazione definitiva alla Camera è attesa per la prossima settimana. Il voto segreto agita la maggioranza, soprattutto perché la tenuta dell'alleanza dipende da quella soglia.
Vannacci, dal canto suo, rivendica un ruolo da protagonista. «Futuro nazionale è indispensabile al centrodestra per vincere», ha dichiarato a «Porta a porta». E sui sondaggi ha rincarato la dose: secondo il leader di Futuro Nazionale, il centrodestra senza di lui non raggiungerebbe il 42%. Il suo partito ha chiesto a Fratelli d'Italia di votare un emendamento sulle preferenze pure, senza capilista bloccati, sostenendo che gli italiani vogliono «tornare a eleggere direttamente i propri rappresentanti».
Le distanze restano
Marco Travaglio, ospite di «Otto e mezzo» su La7, ha commentato la posizione politica del generale con parole nette: «È semplicemente filorusso, del resto non parla. Non credo che i suoi elettori gli somiglino». Secondo il giornalista, questa impostazione «rischia di stufare» e potrebbe spiegare il rallentamento registrato nei sondaggi. Travaglio ha comunque precisato che non è possibile sapere cosa accadrà da qui alle prossime elezioni.
Gaetano Quagliariello, professore alla Luiss ed ex ministro, ha inquadrato il dilemma in termini politici: «Questa legge mette il centrodestra davanti a un'opzione di fondo: fare un accordo preventivo con una forza anti-sistema pur di vincere, oppure rinunciare a quell'accordo anche a costo di perdere». Il nodo delle preferenze, destinato a essere modificato rispetto al testo arrivato dalla Camera, resta uno dei punti più delicati del confronto parlamentare.
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