La vedova Navalnaya: "Mio marito avvelenato, le prove in due laboratori"

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Yulia Navalnaya, la vedova del leader oppositore russo Alexey Navalny, ha dichiarato pubblicamente che due distinti laboratori, operanti in due Paesi differenti, hanno confermato come il marito sia deceduto in seguito a un avvelenamento. La donna, che punta il dito direttamente contro il presidente russo Vladimir Putin, sostiene che le analisi siano state effettuate su del "materiale biologico", portato al sicuro all'estero dopo la morte dell'uomo avvenuta nel penitenziario siberiano noto come "Polar Wolf".

Navalnaya, pur non volendo rivelare l'identità degli istituti coinvolti né la natura precisa dell'agente tossico rinvenuto, ha affermato con decisione che le conclusioni delle indagini sono univoche e incontrovertibili. La sua accusa giunge a smentire categoricamente la versione ufficiale delle autorità russe, le quali, lo scorso febbraio, avevano attribuito il decesso a una "morte improvvisa" riconducibile a cause naturali.

La ricostruzione degli ultimi momenti di vita di Navalny, che molti considerano un assassinio di natura politica, si arricchisce così di un tassello investigativo di notevole peso, sebbene il Cremlino continui a respingere ogni accusa. La determinazione della vedova, che ha ereditato il ruolo di figura simbolo dell'opposizione, prosegue senza sosta nel cercare giustizia per un uomo che ha subito, come da lei stessa denunciato, torture e un lento stillicidio di sofferenze.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.