Ligabue a Campovolo con 100 mila fan: «I sogni traditi dalle guerre»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Reggio Emilia, 21 giugno 2025 – La musica, quando diventa rito collettivo, supera il confine del semplice intrattenimento. E ieri sera, davanti a centomila persone accorse a Campovolo per celebrare i trent’anni di Certe notti e Buon compleanno Elvis, Luciano Ligabue ha dimostrato ancora una volta di saper trasformare un concerto in qualcosa di più. Tra i megaschermi che riproponevano l’estetica vintage di Las Vegas – con i suoi neon sfavillanti, i matrimoni lampo e un Elvis virtuale in tour per l’Europa – c’era spazio anche per una riflessione amara. Quella sui «sogni traditi dalle guerre», come ha sottolineato lo stesso artista, senza retorica ma con la schiettezza di chi, da decenni, racconta storie senza filtri.

Ad aprire lo show, però, non è stato lui. È stato il pubblico, che ha intonato a squarciagola Certe notti prima ancora che sul palco entrasse Little Tony con un completo dorato, dando il via a un karaoke gigante. Le luci, le note, le voci della folla: tutto sembrava confermare che, almeno per una sera, la magia fosse possibile. Eppure, già nella conferenza stampa del giorno precedente, Ligabue aveva lasciato trapelare qualcosa di più profondo. «Il Campovolo è magia», aveva detto, «ma fuori da qui c’è un mondo che fa male». Gli occhi lucidi, le parole misurate, il riferimento a Gaza e all’Ucraina: un monito che non suonava come una predica, ma come la presa di coscienza di un artista consapevole del proprio ruolo.

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