Crosetto condanna i cori fascisti di Parma: "Vanno presi a calci e mandati via"
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Redazione Interno
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Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo a Napoli durante un'iniziativa elettorale a sostegno del candidato del centrodestra Edmondo Cirielli, ha usato parole di netta condanna verso gli episodi verificatisi a Parma, dove un gruppo di giovani, in occasione dell'anniversario della marcia su Roma, ha intonato cori e inni di stampo fascista. "I cori fascisti di Parma si commentano da soli", ha affermato il ministro, sottolineando con decisione come quel tipo di manifestazioni non abbia alcuna attinenza con il partito di Fratelli d'Italia, al quale egli stesso appartiene. La sua dichiarazione, che non ammette ambiguità, ha aggiunto che "quelle persone vanno prese a calci e mandate via", segnando una presa di distanza netta e pubblica da comportamenti che, come ha tenuto a specificare, rappresentano un elemento estraneo e non condiviso dalla sua forza politica.
La reazione della società civile e il nuovo presidio
Mentre la dichiarazione del ministro arriva a commentare un evento già denunciato, la città di Parma si prepara a una nuova mobilitazione, che segue di poco un primo presidio di protesta tenutosi nei pressi della sede locale di Fratelli d'Italia. L'appuntamento, fissato davanti al monumento al Partigiano in piazzale della Pace, vede una larga adesione di associazioni e partiti, i quali, con lo slogan "Dimostriamo che Parma è, e sarà sempre, antifascista", intendono ribadire una posizione contraria a qualsiasi forma di nostalgismo. Tra i promotori dell'iniziativa figurano, tra gli altri, l'Anpi, la Cgil, il Partito Democratico, Rifondazione Comunista e il Movimento 5 Stelle, a testimonianza di un fronte ampio e trasversale che chiede una risposta chiara della società civile a quanto accaduto.
Le polemiche e l'analisi di Gad Lerner
Sul caso è intervenuto anche Gad Lerner, il quale, durante la trasmissione televisiva Otto e Mezzo, ha offerto una sua lettura dell'episodio, andando oltre la singola circostanza. Il giornalista, infatti, ha sollevato il dubbio che situazioni del genere, pur nella loro gravità intrinseca, possano non costituire un fatto isolato ma riflettere, piuttosto, una normalità più diffusa e preoccupante all'interno di certi ambienti politici. La sua riflessione, che ha suscitato diverse reazioni, ha spostato il dibattito dalla condanna specifica dei cori a una più ampia considerazione sul clima politico e culturale, lasciando intendere come episodi simili possano verificarsi in altre sedi, sebbene non siano stati forniti ulteriori dettagli a supporto di questa tesi.
Il contesto politico e le implicazioni
Le dichiarazioni del ministro Crosetto giungono in un momento particolarmente delicato, caratterizzato dalla campagna elettorale per le prossime elezioni regionali, durante la quale la necessità di delimitare i confini ideologici del proprio schieramento diventa un elemento cruciale. La ferma presa di posizione contro i cori fascisti, per quanto netta, si inserisce in un dibattito pubblico più ampio sul modo in cui i partiti gestiscono e si relazionano con le frange più estreme della propria base di consenso. L'episodio di Parma, pertanto, al di là della condanna unanime che ha raccolto, ha il merito di aver riacceso i riflettori su un tema storico e sempre attuale, costringendo a un confronto che tocca le radici stesse della Repubblica.




