Il ministro commissariato e quella richiesta di nomi finita nel silenzio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Alla domanda se Carlo Nordio debba fare un passo di lato, gli esponenti del centrodestra intercettati nei Transatlantici e nei corridoi ministeriali rispondono con un moto degli occhi o un allargamento delle braccia, gesti che valgono più di mille smentite ufficiali. Nessuno, è vero, arriva a sconfessare pubblicamente l’operato del guardasigilli, ma la situazione, come ammettono gli stessi scranni di maggioranza, è ormai sotto gli occhi di tutti. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’intervento a sorpresa del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al plenum del Consiglio superiore della magistratura -2. Una mossa, quella del Capo dello Stato, che non si verificava da undici anni e che è servita a richiamare le istituzioni al «necessario rispetto vicendevole», dopo che lo stesso Nordio aveva definito l’organo di autogoverno delle toghe un “sistema para-mafioso”. E in questo clima incandescente, il ministro della Giustizia è finito per essere commissariato di fatto dal suo stesso esecutivo.
Un’assenza che pesa più di mille parole
Doveva essere il giorno di Carlo Nordio alla Camera, ieri, per rispondere all’interrogazione del Partito democratico sul caso dei finanziamenti al Comitato “Giusto dire No” dell’Associazione nazionale magistrati. Invece, a presentarsi in Aula per il question time è stato Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento -3. Un compito ingrato, il suo, costretto a mettere la faccia su una vicenda che non gli appartiene direttamente, come già accaduto in passato per i guai altrui. La motivazione ufficiale parla di un impedimento di “eccezionale natura” del guardasigilli, già impegnato a Perugia, ma l’impressione – raccolta tra i banchi di Montecitorio – è che si sia voluto evitare un nuovo boomerang. La circostanza, unita al monito di Mattarella, ha di fatto sterilizzato la polemica sul sostegno economico alla campagna delle toghe, anche se il nodo sostanziale resta sul tavolo e riguarda la natura stessa di quel finanziamento.
Trasparenza o schedatura? Il nodo dei finanziatori occulti
Tutto ha avuto origine da un’interrogazione del deputato di Forza Italia Enrico Costa, il quale ha sollevato il problema di un possibile “conflitto di interessi” tra i magistrati in servizio iscritti all’Anm e i privati cittadini che hanno donato al comitato per il No -1. La capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi, ha quindi scritto al presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, chiedendo – nell’ottica della trasparenza – di rendere noti gli eventuali finanziamenti ricevuti da privati -9. Una richiesta che il Partito democratico, per bocca di Debora Serracchiani, ha bollato come «un atto molto grave» e una «vera e propria intimidazione», paragonandola a liste di proscrizione -6. Dall’altra parte, invece, Forza Italia con Maurizio Gasparri insiste: se per i partiti vige l’obbligo di trasparenza, perché l’Anm dovrebbe godere di finanziatori occulti?
La replica di Parodi non ha fatto altro che alimentare le ambiguità. L’Anm, ha spiegato il presidente, non è nelle condizioni di rispondere poiché il Comitato “Giusto dire No” è un soggetto giuridico autonomo e distinto dall’Associazione stessa, solo da essa promosso -10. Una distinzione che, però, appare piuttosto labiale se si analizza lo statuto del Comitato: la sede legale è presso l’Anm, i soci fondatori sono membri del Comitato direttivo centrale dell’Associazione e lo stesso presidente Parodi siede nel direttivo. Insomma, un’autonomia formale che stride con una commistione sostanziale piuttosto evidente.
Il silenzio della politica e l’ombra della privacy
Sulla vicenda, Maurizio Turco, segretario del Partito Radicale, ha sollevato una questione di non poco conto a Radio Radicale: un’autorità pubblica può richiedere la pubblicazione dei nominativi dei donatori di una campagna referendaria al fine dichiarato di rendere noti alla collettività i finanziamenti? E ancora, l’ente destinatario della richiesta ha l’obbligo giuridico di fornire quella risposta? -5 Domande che restano in sospeso, mentre il governo, attraverso Ciriani, prova a gettare acqua sul fuoco assicurando che non c’è stato alcun ultimatum. La sensazione, però, è che la maggioranza proceda a vista, cercando di tamponare le falle aperte da un ministro le cui uscite – tra le accuse di “sistema para-mafioso” e questa richiesta di trasparenza – stanno logorando i rapporti con il Quirinale e con una parte della stessa magistratura. E mentre l’Anm si trincera dietro la privacy dei donatori, il dubbio che si celino conflitti di interesse resta, alimentando un clima di sospetto che avvelena il dibattito pubblico.




