Morte nel porto di Livorno, il cordoglio del prefetto e l'inchiesta della procura

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia della scomparsa di un giovane marittimo di trent'anni, avvenuta nel primo pomeriggio di martedì a poca distanza dall'imboccatura del porto di Livorno, ha scosso gli ambienti istituzionali e l'intera città labronica -1-7. Il prefetto di Livorno, interpretando il sentimento di sgomento che ha colpito non solo gli addetti ai lavori ma l'intera comunità civile, ha diramato una nota ufficiale nella quale esprime la propria personale commozione e quella dell'ente che rappresenta. Nel testo, il rappresentante del governo sottolinea la tragicità di un evento che ha stroncato un'esistenza mentre il lavoratore era intento a svolgere la propria attività professionale, stringendosi attorno ai familiari, un tempo prossimi alla gioia di una nuova nascita, e ai colleghi della vittima -1.

Sul fronte giudiziario, la Procura della Repubblica di Livorno ha già avviato gli accertamenti del caso, procedendo all'apertura di un fascicolo d'inchiesta. Le ipotesi di reato al momento contemplate, e che gli inquirenti dovranno verificare sulla base degli elementi raccolti, sono quelle di omicidio colposo e di naufragio colposo. L'incidente, che ha visto coinvolta una pilotina, un'imbarcazione adibita al trasporto dei piloti che hanno il compito di assistere le navi nelle complesse manovre di attracco e partenza, è avvenuto a circa mezzo miglio dalla costa -9. Stando a una prima, sommaria ricostruzione degli eventi, la piccola imbarcazione condotta dalla vittima si sarebbe ribaltata dopo un violento impatto, la cui dinamica è ancora al vaglio degli inquirenti, con uno yacht di notevoli dimensioni, stimato intorno ai cinquanta metri di lunghezza e identificato come il Calypso -3.

La vittima, il cui nome è stato reso noto come Nico Ulivieri, era un giovane professionista molto noto e stimato negli ambienti portuali -1. Diplomato all'Istituto Nautico Cappellini, dove si era distinto per impegno e profitto, aveva realizzato il sogno di lavorare a contatto con il mare, dapprima come membro dell'equipaggio di coperta per la compagnia di navigazione Toremar e successivamente, da circa tre anni, entrando a far parte del dei Piloti del porto di Livorno con la mansione di conduttore di pilotina -1. Le operazioni di soccorso, innescate immediatamente dopo l'urto, sono state tempestive ma purtroppo si sono rivelate vane: quando i vigili del fuoco e il personale del 118 sono riusciti a raggiungere e a estrarre il marittimo, per lui non c'era ormai più nulla da fare, essendo deceduto, verosimilmente per annegamento, all'interno della cabina di pilotaggio dell'imbarcazione ribaltatasi -5.

Il sequestro dei natanti e l'autopsia disposta per fare chiarezza

Nel quadro degli accertamenti in corso, coordinati dalla Procura e condotti dalla Capitaneria di porto, si è proceduto al sequestro di entrambe le imbarcazioni coinvolte nel sinistro: la pilotina, semiaffondata e visibilmente danneggiata, e lo yacht di cinquanta metri con il quale si presume sia avvenuto l'urto -7. Gli investigatori stanno analizzando ogni elemento utile a comprendere l'esatta dinamica della collisione, che potrebbe essere stata causata da un errore umano, da un'avaria tecnica o da una combinazione di fattori ambientali e operativi. Un passaggio fondamentale per il prosieguo delle indagini sarà rappresentato dall'esame autoptico disposto dall'autorità giudiziaria sul del giovane; l'esame, che verrà eseguito nei prossimi giorni dal medico legale incaricato, dovrà accertare con precisione le cause del decesso e fornire ulteriori dettagli utili a ricostruire gli istanti immediatamente successivi all'urto. La Procura, attraverso la Capitaneria di porto, sta inoltre acquisendo eventuali registrazioni dei sistemi di tracciamento delle imbarcazioni e le testimonianze di chi, in quei momenti, si trovava nelle vicinanze del luogo della tragedia -9.

Il profilo della vittima e i rischi del mestiere

La figura del trentenne scomparso emerge con chiarezza dai primi resoconti: un ragazzo descritto da chi lo conosceva come dedito al lavoro e profondamente legato alla propria città e alla propria famiglia. La sua carriera, intrapresa dopo il diploma al Nautico, era progredita grazie a sacrificio e passione, portandolo a ricoprire un ruolo di responsabilità come quello del conduttore di pilotina, una figura professionale che opera quotidianamente in un contesto, quello dell'imboccatura portuale e delle manovre in spazi ristretti, caratterizzato da profili di rischio tutt'altro che trascurabili. Il suo compito, infatti, lo portava a trasportare i piloti fino alle navi in attesa di entrare in porto, operando in prossimità di grandi scafi e in condizioni di mare talvolta difficili, un'attività che richiede grande perizia e che, come questo tragico episodio dimostra, può nascondere insidie letali -5. La città di Livorno, già segnata in passato da altre tragedie del mare, si trova ora a fare i conti con l'ennesima morte sul lavoro che colpisce un giovane alla vigilia di un lieto evento, una circostanza che aggiunge, se possibile, ulteriore strazio al dolore di una famiglia e di un'intera comunità di marittimi -1.

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