Liza Minnelli contro gli Oscar: “Mi obbligarono alla sedia a rotelle, Lady Gaga fece l’eroina”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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A pochi giorni dal traguardo degli ottant’anni, che festeggerà il 12 marzo, Liza Minnelli ha deciso di rompere un silenzio durato quasi quattro anni per raccontare cosa accadde davvero dietro le quinte della cerimonia degli Oscar del 2022. La sua versione, riportata negli estratti del memoir Kids, Wait Till You Hear This! in uscita il 10 marzo e anticipati dalla rivista People, getta un’ombra inedita su una serata che il pubblico ricorda per il gesto protettivo di Lady Gaga nei suoi confronti. Secondo il racconto della figlia di Judy Garland, gli organizzatori della serata avrebbero preteso che lei si presentasse sul palco in sedia a rotelle, una condizione che la diva non aveva affatto richiesto, anzi.
La notte in cui tutto cambiò contro la sua volontà
Il racconto contenuto nel libro, scritto a quattro mani con l’amico e pianista Michael Feinstein, descrive minuti concitati e decisioni calate dall’alto che avrebbero trasformato l’apparizione pubblica in un momento di profonda amarezza. Minnelli scrive di essere stata letteralmente «ordinato, non chiesto» di accomodarsi su una sedia a rotelle, con la minaccia, qualora si fosse rifiutata, di non salire affatto sul palco del Dolby Theatre. Lei, che aveva pattuito di sedere su una comune sedia da regista per via di alcuni problemi alla schiena, si è vista recapitare un ultimatum motivato, a suo dire, dall’età e da pretestuose ragioni di sicurezza: il timore che potesse scivolare via dalla sedia concordata. Una spiegazione che la stessa Minnelli bolla come falsa, chiudendo la questione con un secco «sciocchezze» nel testo.
L’amarezza per un ruolo imposto e un teleprompter fuori portata
Le conseguenze di quella decisione, presa all’insaputa della diretta interessata, non si sarebbero limitate al disagio morale. La posizione ribassata in cui Minnelli si è trovata, molto più in basso rispetto alla sedia da regista che avrebbe dovuto occupare, le ha impedito di leggere correttamente il teleprompter posizionato in alto. «Come ti sentiresti se ti portassero sul palco contro la tua volontà, di fronte a milioni di spettatori, e tu non riuscissi a vedere bene?», si legge nelle sue memorie. La domanda, retorica ma carica di significato, spiega in parte la performance esitante che il mondo ha visto in televisione. Quando ha iniziato a incespicare sulle parole, Lady Gaga, che le era accanto, è intervenuta con la frase “I got you” (“Ci penso io”), china su di lei in un gesto che apparve spontaneo e affettuoso. Minnelli, però, offre una lettura differente di quell’attimo: secondo lei, la collega «non ha perso occasione per recitare la parte dell’eroina dal cuore d’oro».
Il confronto privato e la scelta della dignità
La tensione di quella serata non si è esaurita con la proclamazione del miglior film, andato a CODA, un Titolo che Minnelli non esita a definire ironico, visto che per lei quel libro rappresenta la sua verità. Al termine della cerimonia, Lady Gaga si sarebbe recata nel camerino della collega per chiederle se stesse bene. «La guardai e dissi semplicemente: “Sono una tua grande fan”», scrive Minnelli, spiegando di aver imparato anni prima dai genitori che nei momenti di forte stress bisogna rimanere dignitosi. Un episodio che chiude il cerchio di una serata volutamente ambigua, nella quale l’immagine di solidarietà femminile trasmessa in mondovisione nascondeva, secondo la protagonista, dinamiche ben più complesse e una profonda ferita personale. La sua è la voce di chi, a distanza di anni, ha voluto restituire i contorni di una verità rimasta a lungo sepolta sotto i riflettori.
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