Liza Minnelli, l’autobiografia e l’accusa a Lady Gaga: «Così mi umiliò sul palco degli Oscar»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A pochi giorni dal traguardo degli ottant’anni, traguardo che taglierà il prossimo 12 marzo, Liza Minnelli affida a un memoir, Io, Liza (in uscita il 10 per Rizzoli), il controcanto della sua esistenza, una vita che ha conosciuto l’apoteosi del successo e la discesa negli inferi della dipendenza. Nelle pagine del libro, e nella lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera per accompagnarne l’uscita, la figlia d’arte per eccellenza, nata dal leggendario regista Vincente Minnelli e da Judy Garland, ripercorre senza filtri la propria storia, soffermandosi su quei passaggi in cui la realtà ha superato la finzione scenica. Tra i vari episodi, uno dei più dolorosi e recenti riguarda la serata degli Oscar del 2022, quando fu chiamata a consegnare il premio per il miglior film assieme a Lady Gaga, in occasione del cinquantesimo anniversario di Cabaret, il film che le valse la statuetta nel 1973. Quella che doveva essere una celebrazione si trasformò, nelle sue parole, in una pubblica umiliazione.

La notte degli Oscar e lo scontro con Lady Gaga

Il racconto di Minnelli restituisce un dietro le quinte fatto di imposizioni e rapporti di forza, lontano dalla glamourous celebration che ci si aspetterebbe. L’artista sostiene di essere stata costretta dall’Academy a salire sul palco in sedia a rotelle, una decisione che lei definisce «inspiegabile» e motivata, a suo dire, esclusivamente dall’età e da pretestuose ragioni di sicurezza, quasi fosse inabile. La sua volontà, che immaginava di presentarsi seduta su una più dignitosa sedia da regista, venne del tutto ignorata. A rendere il tutto ancor più amaro, secondo la sua versione, fu l’atteggiamento tenuto dalla collega più giovane, Lady Gaga, che avrebbe condizionato la propria partecipazione all’obbedienza di Minnelli: «se non obbedisci non salgo sul palco con te», le avrebbe detto. Non solo: prima di salire, le avrebbe chiesto il Titolo del film che stavano per celebrare, quasi a volerne testare le facoltà mnemoniche, un gesto che Minnelli ha interpretato come una volontà di trattarla «da idiota». La sensazione di essere stata «trattata malissimo» in una delle notti più importanti della sua vita è un'ombra lunga che il memoir intende dissipare, raccontando i fatti dal proprio, esclusivo, punto di vista.

Il peso di un successo «rovinoso»: *Cabaret* e i fantasmi del passato

Se l’episodio con Lady Gaga rappresenta una ferita recente, il libro scava molto più indietro nel tempo, andando a dissezionare il paradosso di un successo, quello di Cabaret, che Minnelli definisce «rovinoso». La vittoria dell’Oscar, piuttosto che rappresentare un punto di arrivo, segnò l’inizio di un incubo fatto di droga, alcol e psicofarmaci, una discesa che la portò a replicare nella vita reale i tratti decadenti e autodistruttivi del personaggio di Sally Bowles. Fu l’inizio di una lunga battaglia contro le dipendenze, una battaglia che l’ha vista sprofondare e, infine, risalire la china: oggi, a ottant’anni, racconta di non toccare alcol da undici. Il suo e la sua salute, del resto, portano i segni di quegli anni difficili, aggravati da una grave encefalite che negli anni Duemila le compromise l'uso delle corde vocali e la mobilità, costringendola appunto all’uso della sedia a rotelle in molte apparizioni pubbliche.

Un'infanzia a Hollywood tra luci e ombre

L’autobiografia si sofferma anche sugli anni della formazione, un’infanzia trascorsa in una bolla dorata ma tutt’altro che felice, dove i compagni di giochi erano sì figli di star, ma in un ambiente che Minnelli descrive come una «comunità» segnata da una «dose di morti tragiche, tradimenti, matrimoni in frantumi, suicidi». Al centro di tutto, naturalmente, il complesso e doloroso rapporto con la madre, Judy Garland, figura titanica e distrutta. Minnelli ricorda di essere stata, fin dall’età di cinque anni, una sorta di psicoanalista per una madre che le confidava paure e rabbie, in un'esistenza nomade fatta di alberghi e conti non pagati. Un rapporto simbiotico e devastante, che la portò a fare da «infermiera, dottore, farmacologa e psichiatra» per una madre dipendente da pillole, come racconta nell’estratto pubblicato dal Daily Mail. Nonostante tutto, Liza minimizza la gravità di certe rivelazioni, affermando che la madre «amava ridere» e che la vita con lei era «un teatro dell’assurdo».

La vergogna di un crollo pubblico a New York

A emergere dalle pagine del memoir è anche la cronaca di una caduta, letterale e metaforica, avvenuta per le strade di New York nel 2003. Minnelli racconta di essere uscita da un bar in stato di ubriachezza, barcollando fino a crollare a terra sul marciapiede, priva di sensi. In quel frangente, la gente le passava accanto frettolosa, la evitava o la scavalcava, scambiandola forse per una senzatetto, o forse riconoscendola e fingendo di non vedere. Fu il suo staff a ritrovarla e a riportarla a casa, ma la vergogna di quel momento, il sentirsi «evitata» e abbandonata nel momento del bisogno, è una ferita che l’artista porta ancora con sé e che ha deciso di condividere. Un episodio che, nella sua cruda semplicità, racconta più di tante analisi il punto di caduta di una carriera folgorante, il prezzo pagato per essere stata, per anni, «la replica di sua madre».

Description: Liza Minnelli nel suo memoir accusa Lady Gaga di umiliazione agli Oscar 2022. Parla del successo di Cabaret, della lotta alle dipendenze e del rapporto con la madre Judy Garland.

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