Barilla nella top 10 della fiducia globale, Ferrari guida l’automotive
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Redazione Economia
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C’è una classifica, quella stilata ogni anno da RepTrak a partire dal 1999, che non misura fatturati o volumi di vendita bensì la percezione intangibile – eppure pesantissima in termini di mercato – della reputazione aziendale. E nell’edizione 2026 del Global RepTrak® 100, due colossi italiani si ritagliano un ruolo da protagonisti assoluti. Il gruppo Barilla, che già lo scorso anno era salito dal 29° al 25° posto, compie un balzo di sedici posizioni: si piazza al nono posto della graduatoria generale, entrando così per la prima volta nella top 10 mondiale. Ma c’è di più: l’azienda di Parma si conferma, per il terzo anno consecutivo, la prima impresa alimentare al mondo per reputazione. Un dato, quest’ultimo, che il management ha sottolineato in un comunicato diffuso l’8 aprile, evidenziando come nessun altro brand del settore food sia riuscito a infilarsi tra i primi dieci.
Ferrari, sesta posizione e primato nell’automotive
Se Barilla scala la classifica con decisione, il marchio di Maranello – lo si legge nella stessa rilevazione – non si limita a presidiare il proprio segmento, ma lo domina. Ferrari conquista la sesta posizione assoluta nel Global RepTrak 100, un risultato che la colloca al vertice del comparto automobilistico mondiale per reputazione. Attenzione, però: prima di immaginare paragoni affrettati con i grandi costruttori di serie, va ricordato che il Cavallino non produce soltanto automobili. L’azienda emiliana, lo si evince dai dati aggregati della ricerca, viene valutata anche come brand del lusso, e in quella veste ibrida – tra motori, artigianalità ed esclusività – trova una delle ragioni del suo appeal globale. Nessun altro marchio automotive, dalla Germania al Giappone, riesce a eguagliare questo posizionamento.
I criteri della classifica e il peso della fiducia
Ma cosa significa esattamente essere tra le dieci aziende di cui ci si fida di più al mondo? Il Global RepTrak 100, va detto, non è un sondaggio di simpatia, bensì una metrica strutturata che analizza sette dimensioni chiave: prodotti e servizi, innovazione, ambiente di lavoro, governance, cittadinanza, leadership e performance finanziaria. Barilla, per rimanere al passo con questi parametri, ha dovuto adattare negli anni strategie di comunicazione, filiere produttive e politiche di sostenibilità. La progressione – dal 29° al 25° e poi al 9° posto in due anni – racconta di un lavoro sistematico, non di un’apparizione estemporanea. Ferrari, dal canto suo, capitalizza decenni di mito industriale, ma la classifica dimostra che il mito, da solo, non basta: servono coerenza, trasparenza e capacità di rispondere a criteri globali sempre più esigenti.
Il valore della reputazione in un’economia senza confini
La fotografia scattata da RepTrak nel 2026 restituisce quindi un’Italia che, in due settori molto diversi tra loro – l’alimentare di largo consumo e l’automotive di lusso – riesce a competere con i giganti anglosassoni e asiatici. Non si tratta di un caso isolato, né di un effetto trascinato da singole operazioni di marketing. Barilla, lo si legge nella nota dell’8 aprile, ha guadagnato sedici posizioni in un solo anno, e Ferrari si è confermata al sesto posto assoluto. Due imprese, due storie, due modelli di business distanti, ma unite da un dato che le classifiche quantitative non colgono: la fiducia, oggi, vale quanto – se non più – un bilancio in utile. E chi la costruisce nel tempo, senza scatti d’orgoglio improvvisati, finisce per trovarsi scritto tra i primi dieci nomi del mondo.




