Il "fenomeno" Baldini scuote la Figc: identità, legnetto e quelle parole sui lestofanti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Per tre edizioni consecutive dei Mondiali, un’assenza che brucia ancora nelle viscere del calcio italiano, la Nazionale maggiore ha vagato in un deserto tattico e motivazionale, priva di quell’identità che aveva fatto la storia del movimento. Poi, quasi per paradosso, è arrivato un "supplente" – Silvio Baldini, il ct ad interim – il quale, nell’arco di due amichevoli con Lussemburgo e Grecia, ha fatto ciò che i suoi predecessori non erano riusciti a costruire in anni: restituire un senso di appartenenza a un gruppo di giovanissimi, scevro da pressioni e condizionamenti.

Le vittorie per 1-0, entrambe firmate dal giovanissimo Francesco Pio Esposito, sono state quasi un incidente statistico rispetto al messaggio lanciato allo spogliatoio e, di rimando, alla Federazione stessa. Baldini, selezionando quasi esclusivamente la sua Under 21, ha dimostrato che il talento individuale nel nostro Paese non si è esaurito: giaceva semplicemente in un bacino che nessuno aveva il coraggio di pescare, un atto di coraggio che ha spiazzato la stessa dirigenza federale.

Il simbolo del legnetto e il nodo della cittadinanza sportiva

Al centro di questo rinnovamento c’è un gesto semplice ma carico di significati: il passaggio di un "legnetto spezzato" – già utilizzato da Baldini in passato per simboleggiare l’unione del gruppo – che dalla grande mano di Gigio Donnarumma è finita in quella del diciottenne Honest Ahanor, difensore dell’Atalanta. Un passaggio di consegna che, al di là della retorica spicciola, incarna la filosofia del tecnico massese: l’esperienza che abbraccia la freschezza, la gerarchia che si scioglie nella condivisione.

Tuttavia, la vicenda di Ahanor (nato ad Aversa da genitori nigeriani) porta con sé un retrogusto amaro che travalica i confini del rettangolo verde, sollevando una questione politica spinosa.

Per il ragazzo, cresciuto nel nostro Paese, l’ottenimento della cittadinanza è stato subordinato al compimento della maggiore età, un iter burocratico che molti osservatori – come evidenziato nei mesi scorsi – hanno definito "scandaloso" per chi nasce e vive in Italia, rimasto in attesa di un riconoscimento che, nel caso di Ahanor, è arrivato solo a febbraio, sbloccando finalmente la sua convocabilità in azzurro.

La strategia di Baldini e il giudizio di Trevisani

Riccardo Trevisani, nel commentare la doppia uscita estiva, ha speso parole di grande elogio per l’operato del tecnico toscano, sottolineando in particolare la sua abilità nel coinvolgere una truppa di debuttanti, riuscendo a isolarla dal clima di sfiducia che aleggiava dopo l’eliminazione ai playoff per mano della Bosnia. "Baldini è stato bravo a coinvolgere i giocatori", ha dichiarato Trevisani, il quale ha aggiunto come la forza del giovane Esposito risieda principalmente nell’umiltà, definendolo un elemento su cui "possiamo puntare a occhi chiusi".

E dire che Baldini, inizialmente, non si era certo candidato per restare; al contrario, alla vigilia degli impegni aveva spiegato come ritenesse di non possedere "il curriculum" per guidare stabilmente una Nazionale dal palmares così prestigioso, accettando l’incarico solo a patto di portare con sé i suoi ragazzi dell’Under 21.

L’affondo sui "lestofanti" e il futuro della panchina

Lontano dal conformismo che spesso avvolge i commissari tecnici, Baldini ha mantenuto intatta la sua verve polemica, utilizzando un termine che ha fatto rapidamente il giro dei media: "lestofanti". Riferendosi ad alcune figure del mondo pallonaro, il ct ha denunciato come il calcio italiano sia "in mano a dirigenti che pensano solo ai propri interessi", una critica frontale a chi antepone il mercato e le logiche di potere alla crescita tecnica dei giovani.

Questa schiettezza, unita ai risultati concreti (seppur in amichevoli di lusso), ha instillato un dubbio nella prossima governance della Figc, in un momento storico particolarmente delicato per le elezioni federali.

Sebbene i nomi caldi per la panchina restino quelli di Antonio Conte e Roberto Mancini, l’irruzione di questo "vecchio" allenatore di Massa – che guadagna appena 300mila euro l’anno con il contratto Under 21 – ha costretto i vertici a riconsiderare le proprie certezze, dimostrando che forse, per uscire dal baratro, servirebbe più coraggio e meno curriculum.

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