Il lavoro è libertà, pace e giustizia, senza questi valori viene risucchiato in un buco nero
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Redazione Interno
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C’è stata un’esitazione, lo ammetto, prima di depositare queste righe sul Primo Maggio. Non volevo cedere alla ritualità ripetitiva che, anno dopo anno, trasforma la ricorrenza in un esercizio di stile svuotato di senso. Passano gli anni, cambiano le condizioni socioeconomiche del Paese – salari che arrancano, contratti che si spezzettano, una precarietà ormai strutturale – eppure si ripetono le stesse frasi, quelle usate in ogni tempo, come se il mondo fosse rimasto immobile. Certo, la Repubblica è fondata sul lavoro, lo dice l’articolo 1, ma quel lavoro che non c’è a sufficienza, o che c’è ma è malpagato, finisce per tradire la promessa costituzionale. E poi, puntuali, i soliti comizi dei leader sindacali, attrezzati di fazzoletti e di quella foga di circostanza che sa più di copione che di spontaneità.
La piazza piena e il concetto di dignità
A Lecco, però, piazza Cermenati era piena, viva, attraversata da bandiere e interventi che hanno riportato al centro il tema del lavoro. La manifestazione, promossa da Cgil, Cisl e Uil, è stata dedicata quest’anno al “lavoro dignitoso”: un concetto che, tra diritti da riconquistare, salari da adeguare e l’ombra dell’intelligenza artificiale che avanza, assume contorni sempre più urgenti. A chiudere l’iniziativa – ed è un dettaglio che non passa inosservato – è stato il segretario generale della Cisl Lecco, Mirco Scaccabarozzi, il quale ha scelto di partire da un’idea tutt’altro che scontata: il lavoro come identità. Non solo un mezzo di sussistenza, insomma, ma un pezzo di ciò che siamo; senza quella tessitura, si viene risucchiati in un buco nero fatto di alienazione e marginalità.
Musica, spettacoli e banchetti: la festa a Cuneo
In molti, del resto, si sono dati appuntamento a Cuneo, al Parco della Resistenza, per il Primo Maggio di festa, partecipazione e impegno collettivo. L’occasione era la Festa internazionale delle lavoratrici e dei lavoratori, promossa da Cgil Cuneo, Uil Asti-Cuneo, Arci Cuneo Asti, dal Comitato Vivere la Costituzione e dal Coordinamento Pace e Disarmo Cuneo. Fino alle 24, sul palco davanti al monumento di Mastroianni, si sono alternate musica, spettacoli e interventi. Nei gazebo, intanto, funzionava la cucina popolare, c’era l’area bar, stand e banchetti delle realtà del territorio. Un presidio fisico, concreto, che ha provato a restituire al lavoro la sua dimensione collettiva, lontana dalle vuote coreografie della retorica.
La mobilitazione globale contro la guerra
C’è un altro fronte, poi, che il Primo Maggio ha messo a fuoco. Il segretario generale della Cgil, Landini, ha parlato di una mobilitazione globale dei sindacati per dire no alla guerra. “Blocco della Global Sumud Flotilla? Come è noto abbiamo sostenuto – ha dichiarato – e anche ieri abbiamo preso posizione e abbiamo partecipato già alle prime risposte che ci sono state in tutte le città, con rappresentanti della nostra organizzazione”. La richiesta, rivolta al governo e a tutta l’Europa, è quella di intervenire: perché di nuovo siamo di fronte a una messa in discussione del diritto internazionale. Ed è sotto gli occhi di tutti che la situazione a Gaza, come in altre parti, non è assolutamente migliorata, anzi è peggiorata. Senza pace e senza giustizia, insiste Landini, il lavoro perde il suo valore liberatorio, risucchiato in quella stessa orbita oscura dove i diritti vengono calpestati.




