Ryanair tiene duro su Orio, ma O’Leary avverte: “A rischio il 20% del carburante”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il quadro tracciato da Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair, durante l’incontro con la stampa italiana a Dublino, restituisce l’immagine di un settore aereo diviso in due: da un lato i giganti come Lufthansa costretti a tagliare ventimila voli tra maggio e ottobre, e dall’altro una low cost irlandese che, forte di una copertura finanziaria aggressiva, prova a resistere all’urto del conflitto in Medio Oriente. O’Leary, senza filtri né mezzi termini, ha definito l’aeroporto di Orio al Serio “il migliore d’Europa”, sancendo di fatto una pace definitiva con lo scalo bergamasco dopo anni di altalenanti rapporti di forza. Eppure, la guerra – quella vera, combattuta sullo Stretto di Hormuz – rappresenta la variabile impazzita che nemmeno il tycoon irlandese può controllare.

Se le ostilità dovessero perdurare, impedendo il normale transito delle petroliere, il ceo stima un rischio concreto per almeno il 10-20% delle forniture di cherosene necessarie alla sua flotta. Un’incertezza, quest’ultima, che già ad aprile ha fatto lievitare il costo del carburante non coperto da hedging, passato da 74 a 150 dollari al barile in poche settimane, bruciando nelle casse del vettore 50 milioni di dollari aggiuntivi solo nell’ultimo mese.

L’effetto Hormuz e la strategia dei “patti chiari”

Mentre negli Stati Uniti United Airlines ha già alzato le tariffe del 20 per cento riducendo la capacità di volo, in Europa si registra una reazione a due velocità. Da una parte, colossi come Lufthansa tagliano le rotte meno redditizie – in particolare dai poli di Francoforte e Monaco – per risparmiare carburante, dall’altra Ryanair conferma per ora i piani di crescita, con 111 aerei basati in Italia e l’obiettivo dichiarato di imbarcare 69 milioni di passeggeri entro la fine dell’anno. Una scommessa, quella di O’Leary, basata sulla blindatura dell’80% del carburante a 67 dollari al barile fino al marzo del 2027, una mossa che gli consente di guardare con sufficienza ai competitor in difficoltà.

Tuttavia, l’ad non nasconde le crepe nel sistema. La chiusura virtuale dello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante del greggio mondiale, sta mettendo sotto pressione le raffinerie e la logistica europea. Secondo gli analisti di J.P. Morgan, le scorte commerciali del Vecchio Continente potrebbero scendere sotto i venti giorni già a giugno, un livello che gli esperti del settore considerano critico per evitare interruzioni sistematiche. Viceversa, Ryanair ha le spalle larghe, ma non abbastanza per ignorare il problema: il restante 20% di carburante scoperto, se restasse stabilmente a 150 dollari al barile, costerebbe alla società 600 milioni di dollari in un anno, una cifra che farebbe tremare qualsiasi bilancio.

Il braccio di ferro italiano e le rotte blindate

In Italia, la tenuta della compagnia si scontra con la consueta conflittualità con le società di gestione degli scali, in particolare con quelle di Fiumicino e Ciampino. Ma la partita più interessante si gioca al Nord, dove O’Leary ha deciso di scommettere tutto su Milano Bergamo. “Pace fatta”, sembra suggerire il numero uno di Ryanair, elogiando la governance dello scalo orobico che, a suo dire, garantisce efficienza e costi competitivi. Al netto delle polemiche, la programmazione per l’estate 2026 prevede un incremento del traffico superiore al dieci per cento in Lombardia, con la conferma che, per ora, nessun volo verrà cancellato a causa della crisi del carburante.

E se il presente sembra ancora gestibile, O’Leary guarda con cinismo al futuro prossimo lanciando previsioni fosche per i rivali. Tra settembre e novembre, sostiene senza troppi giri di parole, potremmo assistere a diversi fallimenti tra le compagnie aeree meno capitalizzate o con una gestione del rischio peggiore. Una previsione – avverte il manager – che non è un augurio ma una semplice legge di mercato applicata a un’industria dove i margini, quando le tensioni geopolitiche fanno impennare il prezzo del greggio, diventano liquidi come l’acqua.

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