Rivoluzione nei mangimi: Bf spa rileva i Fratelli Martini per 220 milioni
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Redazione Economia
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La storica azienda romagnola F.lli Martini, pilastro dell'agroindustria italiana con una tradizione familiare che supera il secolo, passa di mano. A siglare l'accordo, il cui closing è atteso entro maggio, è stata Bf International Best Food Limited, società controllata dalla holding agroindustriale Bf Spa, attraverso un veicolo ad hoc denominato Holdco. L'operazione, del valore di 220 milioni di euro, segna una cesura netta con il passato, poiché la famiglia fondatrice cede l'intero pacchetto azionario, pur mantenendo una quota di minoranza, pari a circa il 15%, all'interno della nuova holding. Un passaggio generazionale di portata strategica, questo, che consegna al gruppo guidato da Federico Vecchioni un complesso produttivo integrato, attivo nella mangimistica, negli allevamenti – suini, avicoli e cunicoli – e nella trasformazione delle carni, con stabilimenti sparsi in Romagna e una forza lavoro che conta oltre 1.400 dipendenti.
Un balzo dimensionale verso i tre miliardi
L'acquisizione, che rientra in una strategia di consolidamento del settore, modifica radicalmente le dimensioni del gruppo Bf, il quale, integrando il fatturato della nuova controllata, si avvicina alla soglia dei tre miliardi di euro di valore della produzione. Un raddoppio quasi perfetto, se si considera che il gruppo Martini, nel suo ultimo bilancio consolidato, ha chiuso con un giro d'affari di circa 1,2 miliardi e un margine operativo lordo (Ebitda) di 72 milioni. La mossa, pertanto, non è una semplice aggiunta ma una fusione che ridisegna la geografia del comparto, creando un attore di peso nazionale con una filiera pressoché completa, dalla produzione dei mangimi alla commercializzazione della carne. Il finanziamento dell'operazione, come dichiarato, sarà supportato da un pool di istituzioni finanziarie, a conferma della solidità dell'investimento.
Il profilo del nuovo colosso agroindustriale
Con questa manovra, Bf Spa, quotata sull'Euronext Milan, consolida la sua leadership in un mercato sempre più competitivo, dove la scala operativa e il controllo della catena di approvvigionamento diventano fattori critici. Il gruppo Martini porta con sé non solo impianti e quote di mercato, ma anche un know-how tecnico e un radicamento territoriale che si sono costruiti in decenni di attività. Si tratta di elementi, questi, che il nuovo proprietario dovrà gestire con attenzione, bilanciando le necessità di integrazione e razionalizzazione con la valorizzazione di un patrimonio umano e produttivo di tale rilievo. L'operazione, del resto, avviene in un contesto economico globale in cui la sicurezza e la sostenibilità delle filiere alimentari sono al centro dell'agenda politica, come dimostrano anche le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su temi di commercio e produzione nazionale.
Oltre la cronaca nera: l'importanza delle inchieste giudiziarie
In un panorama industriale di tali dimensioni, non mancano purtroppo episodi che vedono le forze dell'ordine e la magistratura chiamate a intervenire per garantire la legalità. Alcune inchieste, anche recenti, hanno coinvolto il settore degli allevamenti e della macellazione, portando alla luce sistemi fraudolenti o condizioni di lavoro al limite della legge. Senza entrare nel merito di specifici procedimenti, è doveroso sottolineare come lo sviluppo di tali indagini – spesso complesse e di lungo corso – sia fondamentale per assicurare trasparenza e correttezza in un comparto che tocca da vicino la salute pubblica e il benessere animale. La creazione di grandi gruppi, come quello che nasce da questa acquisizione, può favorire, se accompagnata da stringenti controlli, standard più alti e pratiche virtuose lungo tutta la filiera.




