Amici, la prima manche del serale parla già napoletano: D’Alessio “vendicativo” (9), Cattelan sprecato (3), Zerbi stratega (4). Fuori Opi, Michele e Antonio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sono diciassette, all’inizio della serata, gli allievi che si giocano il passaggio verso la fase calda del talent, ma quando l’orologio segna la fine della prima puntata – trasmessa sabato 21 marzo su Canale 5 – il conto è già spietato: tre di loro devono abbandonare lo studio. Il meccanismo del serale, orchestrato dalla conduttrice Maria De Filippi, ha messo subito in chiaro le gerarchie, con una giuria composta da Gigi D’Alessio, Amadeus, Cristiano Malgioglio ed Elena D’Amario chiamata a giudicare le performance di dieci cantanti e sette ballerini. A fare da contrappunto, la novità più discussa della serata: l’ingaggio di Alessandro Cattelan, presente non come giudice ma come conduttore di un segmento chiamato “Password”, una sorta di gioco a squadre tra professori e membri della giuria che, di fatto, va a sostituire il tradizionale “guanto di sfida”.
La resa dei conti tra i banchi: l’eccesso di “vendetta” di D’Alessio e la mossa spietata di Zerbi
Se il palco era dei ragazzi, la tensione più alta si è consumata tra le poltrone rosse e i banchi dei professori. Gigi D’Alessio, al suo debutto come giudice fisso, ha subito catalizzato l’attenzione, guadagnandosi un ideale 9 in pagella per quella che molti hanno definito “vendetta” nei confronti di Anna Pettinelli. Il battibecco è scoppiato dopo l’esibizione di Lorenzo e Michele, quando la Pettinelli ha rilevato delle “sbavature” tecniche. La risposta del cantautore napoletano è stata secca e diretta: “Tu i dischi li metti, io li faccio”. Una frase che ha ridisegnato i confini del potere all’interno dello show, spostando l’asse dall’autorevolezza radiofonica alla concretezza della produzione discografica. La tensione, alimentata anche da una battuta della De Filippi che ha ironizzato sulla possibilità di aver sbagliato a invitarlo, ha trasformato la gara in un confronto generazionale e di ruoli che difficilmente si placherà nelle prossime settimane.
A fare da contraltare a questa irruenza, la freddezza tattica di Rudy Zerbi, valutato con un 4. Il professore ha orchestrato una strategia che ha mandato in tilt la squadra avversaria di Lorella Cuccarini e Veronica Peparini, riuscendo a mettere in nomination tutti e tre i cantanti del team – Michele, Lorenzo e Angie – costringendo la stessa Cuccarini a scoppiare in lacrime davanti alle telecamere. “Questa è una porcata”, ha tuonato la maestra, ricevendo poi un bacio di consolazione dalla conduttrice, mentre Zerbi, impassibile, portava a casa il risultato tattico: l’eliminazione di Michele. Il cantante, nella sua ultima esibizione, aveva presentato l’inedito “Cattive strade” senza riuscire a evitare il ballottaggio con la compagna di squadra Angie, che invece ha avuto la meglio.
Tre eliminazioni e un gioco che non decolla: il ruolo anomalo di Cattelan
Sul fronte delle eliminazioni, la prima puntata ha fatto piazza pulisca di due cantanti e un ballerino. A lasciare il programma sono stati Opi, Michele e il ballerino Antonio Stillante. Mentre per Michele l’addio è arrivato al termine di un testa a testa con Angie, Opi è stato il primo a uscire dopo un percorso che la sua insegnante, Anna Pettinelli, ha comunque difeso definendolo “molto determinato”. Per Antonio, invece, la gara si è conclusa nel ballottaggio finale con Emiliano, spianando la strada ai superstiti che restano in corsa per la vittoria finale.
E proprio mentre il meccanismo della gara entrava nel vivo, l’attenzione è stata distolta dall’intermezzo condotto da Alessandro Cattelan. Il suo ruolo, presentato come una novità assoluta, si è concretizzato in un gioco ispirato al format americano “Password”, dove i giudici e i professori si sfidano indovinando parole segrete. La penitenza prevista per i perdenti – rompere uova crude in testa – ha dato vita a siparietti comici, ma la sensazione prevalente è che il conduttore sia stato “sprecato” (3 in pagella) in un format che gli concede poco spazio e nessuna reale interazione con la competizione principale, riducendolo a un semplice animatore di un gioco che stride con la tensione agonistica delle sfide in corso.




