Putin proclama la tregua di Pasqua, ma Kiev denuncia: «Droni su Kherson e allarmi aerei»
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Redazione Esteri
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Nonostante la dichiarazione di Vladimir Putin, che ieri ha annunciato una sospensione delle ostilità in occasione della Pasqua ortodossa, le sirene antiaeree hanno squillato a Kiev nella serata di ieri, mentre i rapporti delle forze ucraine segnalavano nuovi bombardamenti lungo il fronte. Volodymyr Zelensky, in un post pubblicato su X, ha affermato che nei primi momenti della tregua – teoricamente in vigore fino alla mezzanotte del 21 aprile – sono stati registrati 59 episodi di fuoco russo e almeno cinque tentativi di assalto.
La mossa del Cremlino, presentata come un gesto di buona volontà su suggerimento del patriarca Kirill, non ha dunque interrotto le operazioni militari, secondo quanto riportato dalle autorità di Kiev. Già nel gennaio 2023, del resto, un analogo annuncio di cessate il fuoco temporaneo si era rivelato inconsistente, con gli scontri proseguiti senza soluzione di continuità. Questa volta, mentre Putin impartiva al generale Gerasimov l’ordine formale di sospendere l’offensiva, i cieli della capitale ucraina venivano sorvolati da droni, alcuni dei quali neutralizzati dalla difesa contraerea.
Nella regione di Kherson, teatro di ripetuti attacchi negli ultimi mesi, i residenti hanno riferito esplosioni nelle prime ore del mattino, mentre le forze russe – stando alle fonti ucraine – avrebbero tentato avanzate localizzate in alcune aree del fronte orientale. L’allarme aereo, attivo per circa un quarto d’ora verso le 19 ora locale, non è stato seguito da danni significativi, ma ha confermato lo scetticismo di Kiev, che fin dall’inizio aveva bollato la tregua come «una mera operazione di propaganda».
Intanto, nelle zone di confine con Belgorod e Kursk, i combattimenti non si sono placati neppure dopo l’entrata in vigore della pausa concordata, secondo quanto riportato dai comandi militari ucraini. Se Mosca insiste nel descrivere l’iniziativa come un segnale di distensione, i fatti sembrano dipingere un quadro diverso, in cui le ostilità – seppur a intensità variabile – proseguono senza soluzione di continuità.




