Pendolaria 2025: la fotografia impietosa di un trasporto regionale in affanno
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Redazione Interno
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La puntuale e approfondita analisi sul trasporto ferroviario, elaborata annualmente da Legambiente, ribadisce i gravi limiti gestionali che affliggono il sistema regionale italiano, il quale appare sempre più distante – come si legge nel rapporto – dalle “best practices” del nord Europa. L’associazione ambientalista, presentando la ventesima edizione del suo Rapporto Pendolaria, documenta un quadro in cui la cosiddetta “cura del ferro”, annunciata a più riprese dalle forze politiche, rischia di rivelarsi una mera dichiarazione d’intenti senza una profonda riorganizzazione delle risorse e delle strategie. Nonostante gli sforzi compiuti in alcune realtà, infatti, l’intero comparto sembra soffrire di un sottofinanziamento cronico, che si traduce in una progressiva riduzione dell’offerta e in un deterioramento della qualità del servizio percepito quotidianamente dagli utenti.
I numeri di un sistema che arranca
I dati, spietati, parlano di un trasporto pubblico che continua a perdere “pezzi”, con ben 185 treni regionali in meno circolanti rispetto al 2023; una diminuzione causata dalla dismissione dei rotabili più vetusti, i quali non vengono adeguatamente compensati dall’acquisto di nuovi convogli. A questo si aggiunge una contrazione reale delle risorse finanziarie, poiché il Fondo Nazionale Trasporti, se corretto per l’inflazione, varrà nel 2026 circa il 38% in meno rispetto a quanto stanziato nel 2009. Un paradosso, quello italiano, che Legambiente sintetizza come «un sistema dei trasporti segnato da scelte politiche sbilanciate, sottofinanziamento cronico e ricadute sempre più pesanti su famiglie, lavoratori e studenti», mentre il dibattito pubblico rimane spesso polarizzato su grandi opere iconiche, trascurando la manutenzione ordinaria e il potenziamento delle linee esistenti.
Le luci e le ombre del quadro regionale
La fotografia scattata dal rapporto, tuttavia, non è uniformemente grigia e presenta alcune zone in cui si intravedono timidi segnali di miglioramento. In Toscana, ad esempio, dove si stima che viaggino quotidianamente circa duecentomila persone sui regionali, l’età media dei convogli è scesa a 12,3 anni grazie all’ingresso in funzione di nuove unità, e si è finalmente concretizzato il tanto atteso completamento del raddoppio della linea tra Pistoia e Montecatini. Contesti simili, però, coesistono con situazioni di forte criticità, come quella della linea Milano-Mortara-Alessandria, indicata tra le peggiori d’Italia e “bocciata” dai pendolari per la sua inefficienza. Una disparità che, nel complesso, delinea un “Paese dei pendolari” che arranca e resta indietro, appeso a linee spesso lente e fragili, mentre la mobilità nelle aree interne e metropolitane rimane un problema irrisolto.
La necessità di una visione organica
Legambiente, analizzando la situazione, sottolinea con forza come per ottenere un miglioramento tangibile non siano sufficienti solo maggiori investimenti, seppur urgentemente necessari per migliorare l’affidabilità e la capillarità della rete. Servirebbe, piuttosto, una riorganizzazione profonda e coraggiosa della governance e della pianificazione, superando una visione frammentaria e emergenziale. Senza questo cambiamento di passo, che vada oltre la semplice allocazione di fondi pubblici, qualsiasi promessa di rilancio del trasporto ferroviario locale rischia di arenarsi, lasciando immutate le difficoltà di chi dipende ogni giorno dai treni per lavoro o per studio, in un Paese che fatica a colmare il divario infrastrutturale che lo separa dai partner europei più virtuosi.




