Educazione sessuale a scuola, la Lega inverte la rotta e Cisl Scuola interviene
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Redazione Interno
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L’improvviso cambio di programma della Lega in materia di consenso informato per l’educazione sessuale, un tema che da mesi infiamma il dibattito parlamentare creando una frattura profonda tra le opposte visioni della politica, ha sollevato non poche perplessità e suscitato l’intervento di Cisl Scuola. Il sindacato guidato da Ivana Barbacci, dedicando alla questione un ampio intervento nella propria newsletter periodica indirizzata ai dirigenti scolastici, ha portato all’attenzione dei suoi iscritti la portata di una modifica che, se approvata, segnerebbe una svolta significativa. L’emendamento presentato in aula dal partito, infatti, punta a estendere anche alla scuola secondaria di primo grado la possibilità di introdurre percorsi di educazione sessuale, un’attività già prevista per le scuole superiori, vincolandone però l’attuazione a una condizione precisa e non negoziabile: il consenso preventivo delle famiglie sia sui contenuti che sui relatori incaricati di tenere gli incontri.
Uno scontro tra due visioni del mondo
La polemica, che ha visto l’Aula e il Ministro dell’Istruzione Valditara confrontarsi aspramente su un terreno delicatissimo e foriero di scontri epici, sembra riproporre un’antica dicotomia. Da un lato, come è stato osservato, c’è chi vede nella scuola uno strumento di formazione uniforme e collettiva, non dissimile dall’antica Sparta, dove lo Stato assumeva in toto il controllo educativo dei giovani. Dall’altro, si erge un’idea di crescita che affonda le sue radici nel modello ateniese, il quale, al contrario, fondava il percorso formativo sulla centralità della famiglia, sulla libertà individuale e su una responsabilità condivisa. È esattamente questa la contrapposizione che è emersa con forza nel dibattito sul disegno di legge, con la sinistra che, dalle sue barricate, ha lanciato accuse di sessuofobia e di ostacolo alla lotta contro il femminicidio verso una destra percepita come arroccata su posizioni conservatrici.
Il fragile rapporto tra scuola e genitori
A complicare ulteriormente il quadro, come sottolineato in una replica a un intervento del professor Alessandro Prisciandaro, c’è la realtà di un rapporto di fiducia tra la scuola e i genitori che, pur essendo indispensabile in campo educativo, si è andato progressivamente incrinando nell’ultimo decennio. Questo deterioramento del patto educativo, nonostante il principio dell’Autonomia scolastica sia in vigore da tempo, ha condotto a un esito prevedibile: il consenso informato, già sette anni fa, è uscito dall’ambito strettamente medico per fare il suo ingresso ufficiale nel mondo della scuola, diventando uno strumento sempre più invocato e richiesto.
La richiesta di un coinvolgimento strutturato
La posizione che emerge dalla lettura dei fatti, dunque, non è un semplice rifiuto dell’educazione sessuale in sé, quanto piuttosto la richiesta di un suo svolgimento all’interno di un perimetro ben definito e concordato. L’estensione del consenso informato anche per le scuole medie, che alcuni vedono come un’inversione a U, rappresenta in realtà la codifica di una prassi che sta già prendendo piede, sebbene in modo disomogeneo. Si tratta di una mediazione che, riconoscendo la legittimità dell’intervento scolastico, ne subordina l’attuazione a un dialogo preventivo con le famiglie, chiamate a essere non semplici spettatrici ma parti attive nella definizione di un percorso ritenuto, da tutti, di fondamentale importanza per la crescita degli studenti.




