La crociata delle tre leghiste: "Basta con i presepi woke"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'ideologia woke, secondo alcune rappresentanti della Lega, starevero orchestrando una campagna per smontare, pezzo dopo pezzo, i simboli più riconoscibili del Natale cristiano. A Genova, dove il presepe è sparito dal palazzo comunale per una decisione dell'amministrazione guidata dalla sindaca Silvia Salis, il gesto è stato interpretato come la volontà di archiviare una tradizione considerata ormai un peso inutile. In Toscana, a Magliano, la polemica si è spostata tra i banchi di scuola, dove la preparazione di una recita natalizia ha incluso la scelta di far cantare una versione modificata di "Jingle Bells", privata del riferimento a Gesù, una decisione che ha spinto il primo cittadino a promettere un presepe pubblico in piazza. A questi episodi si aggiunge, con un altro registro, il gesto vandalico che ha nuovamente danneggiato il presepe della Santa Casa di Loreto, un fatto di cronaca nera che riporta l'attenzione su atti di intolleranza che vanno oltre il dibattito culturale.

Il caso di Chiuduno e il dibattito sulla laicità

La controversia, però, ha trovato un ulteriore e più recente terreno di scontro nelle scuole primarie di Chiuduno, in provincia di Bergamo. Qui, secondo le ricostruzioni che hanno alimentato la polemica, sarebbero stati "banditi" dai preparativi natalizi non solo Gesù Bambino, ma anche gli elementi tradizionali come il bue, l'asinello e la stella cometa. La notizia, fatta circolare dall'europarlamentare leghista Silvia Sardone che ha parlato di "follia progressista", ha trasformato un fatto locale in un caso nazionale, sebbene all'interno dell'istituto, dove la componente straniera si avvicina al quaranta per cento, si parli di un grosso equivoco. La presunta scelta della scuola, difesa da alcuni come un'espressione di tolleranza verso tutte le religioni, solleva interrogativi che vanno ben al di là delle mura dell'aula, toccando il tema, sempre delicato, della laicità dello Stato e di come essa debba declinarsi nella scuola pubblica.

Le reazioni politiche e la narrazione in corso

Le tre parlamentari della Lega, Silvia Sardone, Simona Bordonali e Elena Maccanti, hanno cavalcato con determinazione queste vicende, lanciando una vera e propria crociata contro ciò che definiscono un attacco alla tradizione. La loro narrazione, che accomuna la rimozione amministrativa a Genova, la riscrittura di una canzone in Toscana e le indicazioni date a Chiuduno sotto un'unica etichetta di "cancel culture", mira a costruire un frame preciso: l'esistenza di un disegno organizzato per cancellare le radici cristiane del Paese. Un frame che, per sua natura, tende a minimizzare le specificità dei singoli casi, come le possibili interpretazioni eccessive o gli equivoci, per enfatizzare invece una battaglia culturale più ampia, dove il presepe diventa il simbolo di un'identità sotto assedio.

Oltre la superficie degli episodi

Scavando al di sotto della superficie polemica, emergono dinamiche complesse che spesso vengono appiattite dal dibattito pubblico. La decisione di un'amministrazione locale, per esempio, può rispondere a logiche di gestione degli spazi o a una diversa visione della rappresentanza in una società plurale, non necessariamente a un'adesione ideologica. Allo stesso modo, le scelte di un collegio dei docenti in una scuola con un'alta percentuale di alunni di diverse culture sono guidate dalla ricerca di un inclusività pratica, quotidiana, che talvolta può scontrarsi con la rappresentazione tradizale delle festività. Separare questi aspetti dalla retorica della "guerra al Natale" è operazione difficile, perché ciascun episodio, per quanto circoscritto, viene immediatamente assorbito e amplificato da un circuito politico e mediatico affamato di simboli per alimentare conflitti identitari di più lunga durata.

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