Saipem, salta l’accordo per l’acquisto della nave di perforazione Deep Value Driller

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si farà, e la notizia, per certi versi, ha il sapore di un fulmine a ciel sereno, l’operazione che avrebbe dovuto portare all’acquisizione dell’unità di perforazione Deep Value Driller da parte di Saipem. L’accordo, il cui valore si aggirava intorno ai 272 milioni di dollari e che era stato annunciato congiuntamente alle autorità di mercato appena una settimana fa, precisamente il 17 febbraio, è stato infatti vanificato da una decisione unilaterale della controparte norvegese. La società venditrice, la Deep Value Driller AS, dopo aver ricevuto e valutato un’offerta rivelatasi più sostanziosa, ha optato per una strada diversa, comunicando al mercato nella giornata di ieri, mercoledì 25 febbraio, di aver trovato un accordo vincolante con un terzo soggetto. Quest’ultimo, secondo quanto ricostruito, sarebbe il gruppo norvegese Eldorado Drilling, una realtà, questa, che avrebbe messo sul piatto circa 300 milioni di dollari in contanti, facendo lievitare il prezzo e, di fatto, soffiando l’affare al gruppo italiano guidato da Alessandro Puliti.

Il dietrofront norvegese e la nuova offerta irrevocabile

Le dinamiche che hanno portato al naufragio dell’intesa sono, a ben vedere, piuttosto chiare e trovano fondamento nelle comunicazioni ufficiali diffuse dalle società coinvolte. Il consiglio di amministrazione di Saipem, dopo aver ricevuto il via libera necessario, aveva formalmente autorizzato l’operazione nella giornata di martedì 24 febbraio, un passaggio, questo, che era stato regolarmente comunicato al mercato e che faceva seguito all’accordo quadro siglato sette giorni prima. La sorpresa, però, è arrivata poco dopo. La controparte norvegese, evidentemente sollecitata da una proposta migliorativa e inaspettata, ha rivisto le proprie posizioni. Nella nota diffusa da Deep Value Driller AS si legge infatti che, a seguito dell’annuncio del 17 febbraio, la società ha ricevuto un’offerta non richiesta (cosiddetta unsolicited offer) da parte di Eldorado Drilling, un’offerta che, per ragioni di convenienza economica e nell’ottica di massimizzare il valore per i propri azionisti, il board non ha potuto esimersi dal prendere in considerazione e, infine, dal preferire. La scelta, pertanto, è ricaduta sulla nuova proposta, incondizionata e peraltro supportata dal contestuale versamento di un acconto cospicuo, pari a 70 milioni di dollari, che funge da caparra. Questo ha portato Deep Value Driller a non concedere l’approvazione finale all’accordo precedentemente stipulato con Saipem, preferendogli di fatto il nuovo acquirente.

La reazione di Saipem: azioni legali allo studio

Di fronte a questo scenario, la reazione del gruppo italiano non si è fatta attendere ed è stata improntata alla massima fermezza. In una nota ufficiale, Saipem ha preso atto della decisione della parte venditrice, una decisione che, di fatto, impedisce il perfezionamento dell’acquisto, e ha annunciato di voler vederci chiaro, riservandosi di intraprendere ogni opportuna azione legale a tutela dei propri diritti e interessi in ogni sede competente, nessuna esclusa. Al di là dell’aspetto prettamente contrattuale e della potenziale disputa legale che potrebbe aprirsi, la società ha anche provveduto a fare chiarezza sugli impatti che questo mancato acquisto avrà sui propri bilanci. Con riferimento ai risultati finanziari resi noti proprio il 24 febbraio, la società ha spiegato che gli effetti della mancata acquisizione dell’unità di perforazione comporteranno, in pratica, un miglioramento della posizione finanziaria netta al 31 dicembre 2025 per un ammontare di 226 milioni di euro. A questa voce, hanno precisato dagli uffici del gruppo, corrisponderà una riduzione del diritto d’utilizzo di attività in leasing, i cosiddetti Right-of-Use Assets, senza che però questo vada a inficiare le guidance fornite per l’esercizio in corso, il 2026, che restano pertanto confermate.

Un’operazione da 300 milioni e i dettagli della nuova intesa

La nuova intesa, quella che ha portato Eldorado Drilling a spuntarla sulla concorrenza, presenta caratteristiche di solidità non indifferenti. L’accordo, come anticipato, è vincolante e non è subordinato al verificarsi di condizioni sospensive legate a operazioni di due diligence, a iter regolamentari o a questioni finanziarie. La consegna dell’unità, una nave di perforazione di settima generazione costruita nel 2014 e in grado di operare in acque profonde, e il contestuale pagamento del saldo residuo di 230 milioni di dollari sono previsti per il terzo trimestre del 2026. Nel frattempo, la Deep Value Driller, forte della caparra incassata, ha già provveduto a rimodulare i propri impegni finanziari con gli istituti di credito, ottenendo una proroga della scadenza di un finanziamento di 125 milioni di dollari. La nave, va ricordato, non è ferma: è attualmente impiegata in operazioni al largo dell’Indonesia grazie a un contratto di noleggio a scafo nudo (una bareboat charter) che lega una controllata portoghese di Saipem alla proprietà norvegese, un contratto che rimarrà in vigore fino a luglio, indipendentemente dal cambio di proprietà.

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