Juventus, Tacconi: “Tiro avanti con una stampella” e ricordo Platini. Poi la Juve di oggi: “Confusionale, mi piace Carnesecchi”

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Redazione Sport Redazione Sport   -   A quarant’anni esatti da quella notte di Tokyo che consegnò alla storia la Coppa Intercontinentale, Stefano Tacconi, l’uomo del parata decisiva, ripercorre con Tuttosport le trame di un ricordo ancora vivido, intrecciandole, senza mezzi termini, con un’amara analisi dell’oggi. La sua condizione di salute, cui accenna con la proverbiale ironia di chi ha affrontato sfide ben più dure di un rigore, è solo il preludio a un racconto che dalla nostalgia scivola verso un presente che lo lascia perplesso. "Tiro avanti con una stampella", ammette con un sorriso che non nasconde le difficoltà, ma è quando parla di quella squadra che il tono si fa più leggero, carico di aneddoti che dipingono un’epoca irripetibile.

Il Patek Philippe di Agnelli e la Toyota di Platini

Tra i ricordi più luminosi, spicca la generosità di un presidente, Giovanni Agnelli, il quale, dopo quel trionfo, regalò a ogni giocatore un orologio Patek Philippe, gesto che andava ben oltre il valore dell’oggetto per simbolizzare l’appartenenza a una famiglia. E poi c’è Michel Platini, il faro di quella formazione, che Tacconi rivide di recente: "L'ho rivisto bene, anche se non ha mai avuto la tartaruga", scherza, sottolineando come l’eleganza in campo del francese non avesse bisogno di muscoli esibiti. Fu proprio Platini, del resto, a essere eletto miglior giocatore di quella finale, premiato con un’automobile Toyota, sebbene Tacconi, con il fair play di chi ha compiuto l’azione decisiva, riconosca: "Dopo di me sicuramente Platini".

La diagnosi senza sconti sulla Juventus attuale

Il passaggio al presente, però, è netto e senza edulcorazioni. Intervenendo anche su Rai Radio 1, l’ex portiere ha descritto una Juventus "in stato confusionale e senza mordente", giudicata "surclassata dal Napoli in tutto" in una delle recenti, deludenti, prestazioni. Una squadra che, a suo parere, sembra aver smarrito quell’identità precisa e quella ferrea volontà che furono il marchio della sua epoca. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni: è una fotografia cruda di un momento di opacità, dove la confusione tattica e di rendimento appare evidente agli occhi di un testimone d’eccezione.

L’endorsement per il portiere del futuro

In questo quadro non proprio rassicurante, Tacconi indica però un nome per il futuro, rivolgendosi a una delle questioni che più gli stanno a cuore: la porta. Il suo endorsement, chiaro e diretto, va a Marco Carnesecchi dell’Atalanta. "Mi piace tanto", afferma, tracciando così un ideale ponte tra le glorie di ieri e una possibile soluzione per domani. Un consiglio tecnico che arriva da chi i pali li ha difesi al massimo livello, e che sembra suggerire come la costruzione di una nuova Juventus forte debba passare, prima di tutto, da scelte nette e da personalità in grado di reggere il peso di una maglia così carica di storia.

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