Putin minaccia ritorsioni sui sequestri di navi russe: "Risponderemo con la stessa moneta"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A bordo dell'incrociatore Varyag, nave ammiraglia della Flotta del Pacifico, il presidente russo Vladimir Putin ha assistito alla fase finale delle esercitazioni tattiche che si sono svolte nei pressi dell'isola di Sakhalin, nell'Estremo Oriente russo. È stata proprio questa la cornice scelta per lanciare un avvertimento chiaro e misurato, ma inequivocabile, ai Paesi occidentali in merito alle recenti iniziative dell'Unione Europea per contrastare la cosiddetta flotta ombra russa.

Le parole del capo del Cremlino, riportate dall'agenzia di stampa russa Tass, hanno tradotto in termini netti la posizione di Mosca su quanto viene percepito come un atto di pirateria moderna: la Russia reagirà a ogni tentativo di sequestro delle proprie navi mercantili.

La risposta russa e le accuse di pirateria

Putin ha definito le decisioni adottate dall'Unione Europea come una violazione del diritto marittimo internazionale, sostenendo che le autorità di alcuni Paesi stanno cercando di limitare il movimento delle navi appartenenti a operatori economici russi. "Recentemente sono persino usciti con l’idea di sequestrare nostre navi e rivendere la proprietà che hanno rubato a noi. Ovviamente ciò non è altro che pirateria e rapina", ha dichiarato il presidente. In risposta a questi piani, che Mosca considera illegittimi, Putin ha minacciato una reazione proporzionale.

"Se questi piani di intercettazione e sequestro iniziano a essere messi in pratica, dovremo rispondere in modo analogo", ha avvertito, specificando che la reazione russa non si limiterebbe alle aree in cui le navi potrebbero essere fermate, ma potrebbe avvenire "ovunque lo riterremo necessario e opportuno", compresa l'area di responsabilità della Flotta del Pacifico.

Le sanzioni Ue e il contrasto alla flotta ombra

Il riferimento di Putin è al ventunesimo pacchetto di sanzioni approvato dall'Unione Europea lo scorso luglio, che ha introdotto un meccanismo che autorizza gli Stati membri alla confisca diretta dei beni e alla messa all'asta delle navi intercettate, ritenute parte della rete nota come "flotta ombra". Questa flotta parallela, che si stima conti tra le 900 e le 1.200 imbarcazioni, è composta da petroliere e portarinfuse spesso obsolete che operano con frequenti cambi di bandiera, proprietà societarie opache e senza le tradizionali coperture assicurative occidentali. L'obiettivo della flotta ombra è quello di aggirare il tetto al prezzo del petrolio introdotto da G7 e Unione Europea nel dicembre 2022, consentendo a Mosca di mantenere il flusso delle proprie esportazioni energetiche verso i mercati non allineati e garantendosi entrate fondamentali per il bilancio statale.

Le operazioni europee e il caso svedese

La nuova postura occidentale si è già concretizzata in diverse operazioni lungo i principali snodi di navigazione. Dalla fine del 2024, diversi Paesi europei e il Regno Unito hanno abbordato, fermato o sequestrato navi legate alla Russia o appartenenti alla flotta ombra. Tra i casi più recenti, la Svezia ha deciso di trasferire all'Ucraina una nave-cargo russa sequestrata, sospettata di aver trasportato grano proveniente dai territori ucraini occupati dall'esercito russo.

Queste azioni, che secondo i sostenitori mirano a indebolire una fonte vitale di entrate per l'economia russa, sono state però duramente condannate da Mosca. Oltre al tema dei sequestri navali, Putin ha anche accusato la Nato di aumentare la propria presenza militare nella regione dell'Asia-Pacifico e di alimentare il "potenziale di conflitto" nell'Artico, ampliando così lo spettro delle tensioni che coinvolgono le strategie marittime e militari globali.

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