Trump impone alle aziende italiane di abbandonare le politiche di inclusione

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’amministrazione Trump, che ha fatto della lotta alle politiche di diversità e inclusione uno dei suoi cavalli di battaglia, ha deciso di estendere la sua crociata oltreoceano, rivolgendosi direttamente alle aziende europee. Tra queste, anche quelle italiane, alle quali è stato chiesto – senza mezzi termini – di rinunciare a qualsiasi iniziativa legata alla cosiddetta "Diversità, Equità e Inclusione" (DEI) se vogliono continuare a collaborare con il governo statunitense.

La richiesta, arrivata attraverso una lettera ufficiale inviata dall’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, ha già provocato reazioni contrastanti in altri Paesi, come la Francia, dove il governo ha respinto con fermezza quella che è stata definita un’ingerenza inaccettabile. In Italia, invece, il silenzio delle istituzioni è stato finora assordante, mentre le imprese locali si trovano costrette a valutare se adeguarsi alle direttive di Washington o rischiare l’esclusione da appalti e contratti.

Quello che sta accadendo non è un caso isolato: già in precedenza, infatti, ambasciate americane in Francia e Spagna avevano inviato comunicazioni analoghe, sollevando polemiche e critiche da parte di chi considera queste misure un passo indietro nella tutela dei diritti dei lavoratori. Le politiche DEI, che mirano a garantire opportunità eque per categorie tradizionalmente svantaggiate – come donne, minoranze e persone con disabilità – sono state bollate dall’amministrazione Trump come «discriminazioni illegali», un’interpretazione che ha diviso esperti e addetti ai lavori.

Se da un lato alcune aziende potrebbero essere tentate di cedere alle pressioni per non perdere importanti commesse, dall’altro c’è chi teme che questa svolta possa minare anni di progressi in materia di diritti sul lavoro. Intanto, mentre Parigi ha alzato la voce contro quello che è stato definito un vero e proprio «ricatto», in Italia la mancanza di una risposta ufficiale lascia spazio a interrogativi sul possibile impatto economico e sociale della decisione americana

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