Malagò e il rebus Nazionale: tra Conte, Allegri e le panchine che non mollano la presa
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Nel mezzo della bufera che ha travolto la Federcalcio, con le dimissioni del presidente Gravina seguite a filo di lama rispetto all’addio di Gattuso dopo la mancata qualificazione mondiale, la ricerca del nuovo commissario tecnico si intreccia inevitabilmente con le elezioni federali del 22 giugno. Giovanni Malagò, che emerge come uno dei candidati principali alla successione, ha rotto il silenzio in conferenza stampa affrontando anche il nodo più spinoso: chi siederà sulla panchina dell’Italia. Sebbene le parole siano state misurate, è il contesto a parlare chiaro, perché in questo momento i due pesi massimi del panorama nostrano, Antonio Conte e Massimiliano Allegri, sembrano tenere in ostaggio il futuro della Nazionale più per quello che non dicono che per i proclami ufficiali. E così, mentre la politica cerca una guida, i club si aggrappano ai loro condottieri, in un gioco di sponde che rischia di paralizzare l’intero sistema.
Conte, il prescelto che non si tira indietro (ma nemmeno si candida)
La situazione di Antonio Conte, a Napoli, rappresenta forse il paradosso più affascinante di questa stagione. Da un lato, le indiscrezioni di mercato raccontano di un favore quasi unanime nei suoi confronti da parte dei candidati alla presidenza FIGC, Malagò in testa, che lo vedono come l’uomo della rinascita dopo il decennale fallimento mondiale. Dall’altro, l’allenatore salentino ostenta una cautela ferrea: “Non mi sono candidato” ha ripetuto, consapevole che il contratto con De Laurentiis scade nel 2027. Eppure, è proprio nel rapporto con il patron azzurro che si cela la chiave di volta. Il presidente, reduce da un viaggio negli Stati Uniti, avrebbe chiesto chiarezza all’allenatore, quasi a voler evitare il copione già visto con Spalletti. Se Conte volesse davvero sposare il progetto Azzurro, dovrebbe dirlo subito, ma il rammarico per lo scudetto sfumato e la necessità di programmare il futuro a Milano (quella di casa Milan) rendono il tutto un rebus ancora tutto da scrivere.
Allegri, il lavoro sul Milan e la preferenza per il “business”
Diametralmente opposta, sulla carta, la posizione di Massimiliano Allegri. Il tecnico livornese, reduce dalla vittoria sul Verona che riavvicina la Champions, è stato categorico: il suo futuro è rossonero, o almeno così dice a parole. “Il mio pensiero è solo al Milan, abbiamo iniziato un percorso insieme e lo proseguiremo insieme” ha dichiarato, aggiungendo che cambiare spesso non fa parte del suo DNA. A differenza di Conte, però, Allegri condiziona la sua permanenza a precise garanzie tecniche. Lui che definisce il calcio “un’azienda” da gestire come tale, ha già messo sul piatto le sue richieste alla dirigenza: un difensore, un centrocampista, un esterno e un centravanti di caratura internazionale, giocatori “alla Rabiot” pronti all’uso, non scommesse. Una pretesa che rivela tutta la sua ambizione, ma che allo stesso tempo fotografa il cortocircuito: se il Milan non riuscisse a garantirgli quella competitività immediata necessaria per competere in Europa, il fronte della Nazionale tornerebbe prepotentemente d’attualità, nonostante le attuali smentite.
Il tifo (colto) di Francesco Mandelli e il “groviglio” del dopo-stagione
A complicare ulteriormente un quadro già di per sé torbido, ci ha pensato un ospite inatteso: Francesco Mandelli. L’attore e regista, noto tifoso del Milan, ha rilasciato una intervista al ‘Corriere dello Sport’ in cui ha speso parole al miele per l’attuale tecnico. “Io me lo terrei al Milan, ma comunque lo vedrei bene” ha dichiarato Mandelli, definendo Allegri un “top mondiale” e un “funambolo” capace di tenere in piedi situazioni complicate. Pur essendo solo il parere di un appassionato (seppur celebre), le sue dichiarazioni mettono in luce il sentore diffuso tra i tifosi: la consapevolezza che, nonostante i proclami di fedeltà di Allegri, l’idea di vederlo sulla panchina azzurra affascina. Un fascino che alimenta quel “groviglio” di cui parla la stampa, dove le parole ufficiali contano meno dei silenzi e delle strategie di mercato. Per Conte come per Allegri, la priorità è la programmazione, ma mentre uno aspetta risposte da De Laurentiis, l’altro le esige da via Aldo Rossi; e in questa attesa, la Nazionale aspetta.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
