Benzina, prezzi alle stelle ma gli automobilisti non mollano la presa: a marzo consumi volano del 9,5%
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Redazione Economia
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Che l’aumento del costo del carburante – e non potrebbe essere altrimenti, data la delicatezza del momento – potesse indurre a una guida più parsimoniosa o a un uso ridotto dell’auto, sembrava un ragionamento lineare. E invece i dati diffusi dal ministero dell’Ambiente raccontano una storia opposta, quasi perversa: a marzo 2026, il primo mese interamente segnato dagli shock petroliferi legati alla guerra in Iran, il consumo di benzina in Italia ha registrato un balzo del 9,5% rispetto a febbraio. Lo si legge nel monitoraggio ufficiale, che arriva dritto dritto nel pieno di una crisi energetica le cui ripercussioni, va detto, si fanno sentire anche oltre i confini nazionali.
Un incremento di questa portata – quasi un decimo in più, niente di trascurabile – è avvenuto nonostante un rincaro medio del 6,77% sul prezzo alla pompa. Nessuna fuga dai distributori, dunque, ma semmai un’impennata dei rifornimenti che lascia perplessi, tanto più se si ricordano le raccomandazioni arrivate in settimana dall’Unione Europea e dall’Agenzia internazionale per l’Energia: entrambe avevano caldeggiato una riduzione dei consumi, proprio per arginare gli effetti della guerra sulle scorte e sui listini. E invece gli automobilisti italiani hanno fatto di testa propria, o forse semplicemente non hanno potuto fare altrimenti.
I numeri del paradosso: benzina e diesel a confronto
Eppure i prezzi, a guardarli bene, non sono certo amichevoli. Secondo le ultime rilevazioni del Mimit, aggiornate a oggi, il diesel self si attesta a una media nazionale di 1,992 euro al litro, mentre la benzina self viaggia a 1,930. C’è però un lieve scarto di tendenza: il diesel continua a calare, la benzina accusa invece una timida risalita. E a livello internazionale, le quotazioni dei raffinati hanno chiuso in aumento nella giornata di ieri, segnale che la tensione sui mercati è tutt’altro che rientrata.
Quanto alla rete nazionale, l’elaborazione di Quotidiano Energia sui dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi del Mimit offre un dettaglio ulteriore: il prezzo medio nazionale della benzina in modalità self è ora 1,933 euro al litro (contro 1,934 dell’11 maggio). E le compagnie si muovono in un range che va da 1,925 a 1,943 euro al litro, laddove i distributori “no logo” segnano esattamente 1,933. Numeri che, sommati al dato dei consumi, restituiscono il quadro di un paese in cui la dipendenza dall’auto – anche quando costa cara, anche quando la guerra infuria – non accenna a diminuire.
La guerra in Iran e l’assenza di reazioni comportamentali
Proprio la guerra in Iran, va ricordato, rappresenta il detonatore principale di questa nuova fase dei rincari. Marzo è stato il primo mese a subirne appieno le conseguenze sui prezzi petroliferi, eppure gli italiani hanno risposto non con una stretta ma con un’accelerazione dei consumi. Un comportamento che contraddice molti modelli economici tradizionali, quelli basati sull’elasticità della domanda al prezzo, e che invece conferma una sorta di rigidità strutturale: la benzina, per una larga fetta della popolazione, resta un bene quasi necessario, più di quanto si fosse disposti ad ammettere.
Nessun commento ufficiale, né dal ministero dell’Ambiente né da altri organi di governo, ha finora offerto una lettura di questo scarto tra costo e domanda. I dati sono lì, nudi e crudi. E mentre l’Europa invita alla sobrietà, le pompe di benzina italiane continuano a registrare transazioni in aumento. Se si tratti di un’abitudine difficile da spezzare, di una mobilità senza alternative valide o di un effetto psicologico legato alla guerra (magari un “tanto peggiora, tanto meglio consumare ora”), non è dato saperlo dalle sole cifre. Quel che è certo è che l’effetto prezzo, per ora, non ha fermato nessuno.
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