Massimo Giletti chiude in anticipo “Lo Stato delle Cose” e lancia una frecciata in diretta; la Rai replica con un richiamo alla “fiducia reciproca”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’aria che si respira negli studi di Rai 3, da qualche settimana a questa parte, è quella tipica dei salotti che sanno di dover presto abbassare le luci e smontare le scenografie. Massimo Giletti, che conduce “Lo Stato delle Cose” ogni lunedì ormai da due stagioni – un traguardo non trascurabile per un talk show di approfondimento politico e sociale – ha infatti subìto una decisione aziendale piuttosto netta: il format chiuderà in anticipo rispetto alla naturale scadenza del palinsesto. E non si tratta, va detto, di una semplice riprogrammazione estiva, bensì di una sospensione che getta un’ombra lunga sul futuro del giornalista piemontese, il cui contratto con l’emittente pubblica è in scadenza.
La stilettata di Giletti e il malcontento per i tagli
Durante l’ultima puntata andata in onda, quella del 6 aprile, Giletti ha lasciato trapelare tutto il suo malumore senza troppi giri di parole. “Noi non ci saremo in onda – ha detto testualmente – perché si sa, i programmi che funzionano… sapete che fine fanno”. Una frase, questa, costruita con una sospensione retorica che non lascia spazio a interpretazioni ambigue: il conduttore ritiene che la sua creatura televisiva sia stata sacrificata sull’altare di logiche di bilancio, se non addirittura di scelte di palinsesto poco trasparenti. La chiusura anticipata, d’altronde, era già stata decisa a inizio stagione e ricondotta dai vertici a un necessario intervento di riduzione dei costi; una motivazione che Giletti, però, sembra aver mal digerito, tanto da trasformare il suo sfogo in un vero e proprio atto d’accusa in diretta nazionale.
La replica della Rai: “Serve fiducia reciproca”
Dall’altra parte della barricata, il direttore dell’Approfondimento Rai, Pietro Guerrini, non ha tardato a rispondere. In una nota ufficiale, o comunque in un intervento ripreso dagli stessi canali interni, Guerrini ha richiamato il conduttore a un principio che definisce fondamentale per qualsiasi relazione professionale: “serve fiducia reciproca”. Una frase, quest’ultima, che suona quasi come un monito: se da un lato l’azienda riconosce il valore del programma, dall’altro non sembra disposta a tollerare ulteriori attacchi pubblici da parte di chi ne fa parte. La replica, secca ma misurata nei toni, evita accuratamente di entrare nel merito delle motivazioni economiche addotte per la chiusura anticipata, limitandosi a ribadire che senza un clima di fiducia non si può costruire nulla di duraturo.
Il punto sul futuro del conduttore e del programma
E qui si inserisce la variabile decisiva: il contratto di Giletti è in scadenza, e nessuno, al momento, ha ancora parlato di un possibile rinnovo. “Lo Stato delle Cose” – che andava in onda il lunedì sera su Rai 3 – non sarà più in palinsesto, e il conduttore si è lasciato andare a quell’amara considerazione sui “programmi che funzionano” e sul destino che solitamente li attende. Una polemica, questa, che riaccende i riflettori su un rapporto già segnato in passato da altre tensioni; basti ricordare che Giletti non è nuovo a scontri con i vertici dell’emittente pubblica, e che il suo stile diretto – talvolta ai limiti del conflitto – ha spesso diviso l’opinione pubblica e i dirigenti interni. La Rai, da parte sua, non ha fornito ulteriori dettagli su eventuali nuovi progetti affidati al giornalista piemontese, limitandosi a ribadire la necessità di una collaborazione basata sul rispetto reciproco.




