Liliana Segre ancora nel mirino degli hater, si valutano nuove querele
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Redazione Interno
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Liliana Segre, senatrice a vita e sopravvissuta alla Shoah, è nuovamente al centro di un’ondata di attacchi sui social network. La ragione, questa volta, è legata alla sua decisione di non aderire al manifesto-appello No alla pulizia etnica, l’Italia non sia complice, sottoscritto da oltre 200 ebrei italiani. Il figlio della senatrice, dopo aver preso visione dei commenti diffamatori e offensivi, ha incaricato il proprio avvocato di valutare se sussistano gli estremi per nuove querele. Non è la prima volta che Segre, 94 anni, diventa bersaglio di odio online, ma la persistenza di questi episodi continua a sollevare interrogativi sulla tolleranza e il rispetto nella sfera pubblica digitale.
Il manifesto in questione, pubblicato su La Repubblica e Il Manifesto, ha acceso un dibattito acceso non solo tra gli ebrei italiani, ma anche al di fuori di essi. Il testo, che invita a denunciare quanto sta accadendo a Gaza come una forma di “pulizia etnica”, ha diviso profondamente. Tra i firmatari, spiccano nomi noti, ma l’assenza di Segre ha scatenato reazioni violente, con accuse infondate e toni spesso grotteschi.
A criticare apertamente l’appello è stato anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, insieme alla presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei), Noemi Di Segni, e a numerosi esponenti dell’ebraismo italiano. Anche Edit Bruck, testimone della Shoah, ha espresso il suo dissenso, sottolineando come il testo e i suoi toni abbiano generato più divisione che unità. Gad Lerner, giornalista e autore dell’appello, si è trovato così isolato, con una popolarità già bassa tra gli ebrei italiani ulteriormente erosa.
Donatella Di Cesare, filosofa e firmataria del manifesto, ha invece difeso la scelta di chi non ha aderito, pur ribadendo la sua posizione: “Rispetto chi non ha firmato, ma ciò che accade a Gaza è pulizia etnica”. La questione terminologica, infatti, è uno dei punti più controversi del dibattito, con molti che ritengono inappropriato l’uso di un’espressione così carica di significato storico.
Intanto, la vicenda giudiziaria legata agli attacchi a Segre potrebbe presto arricchirsi di nuovi capitoli. Il figlio della senatrice, dopo aver già affrontato in passato casi simili, sembra intenzionato a non lasciare spazio all’impunità. Le querele, se presentate, si aggiungerebbero a un elenco già lungo di procedimenti legali avviati per difendere l’onore e la dignità di una figura simbolo della memoria storica italiana.




