Oltre trentamila sanitari in digiuno per Gaza, polemica sul presidente dell'Ordine

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una mobilitazione senza precedenti, che ha superato ogni più rosea aspettativa, ha visto oltre trentamila tra medici, infermieri e operatori sanitari aderire a una giornata di digiuno in solidarietà con la popolazione di Gaza. L’iniziativa, promossa dalle “Reti DigiunoGaza” per protestare contro quanto sta accadendo nel territorio palestinese, ha registrato un’adesione massiccia in tutta Italia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, trasformando la protesta in un evento di portata nazionale che ha coinvolto professionisti della sanità pubblica e privata.

La giornata, tuttavia, non si è conclusa senza polemiche. A sollevare le critiche di una parte degli organizzatori sono state le dichiarazioni di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici, il quale, pur riconoscendo la tragedia umanitaria, ha preso le distanze da forme di boicottaggio ritenute, a suo dire, controproducenti poiché “danneggiano il popolo israeliano, vittima e non responsabile di questa ingiusta guerra”. Una presa di posizione che ha immediatamente generato una frattura, con molti partecipanti alla protesta che hanno rimarcato come quelle parole “non ci rappresentano”.

Parallelamente alla mobilitazione dei camici bianchi, in diverse città si sono moltiplicate le iniziative di supporto materiale. A Varese, ad esempio, la risposta della cittadinanza alla raccolta di generi alimentari per la Global Sumud Flotilla è stata tale da rendere insufficienti gli spazi inizialmente destinati allo stoccaggio; in poche ore sono state accumulate oltre cinque tonnellate di cibo, un segno tangibile di una solidarietà che va ben oltre la simbolica astensione dal pasto. Anche l’Ordine dei medici di Vibo Valentia ha aderito all’iniziativa, schierandosi ufficialmente con una mozione unanime del suo consiglio direttivo contro la distruzione degli ospedali e a difesa della vita.

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