Enel, il piano da 53 miliardi piace alla borsa: Cattaneo scommette sugli Stati Uniti di Trump

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   La risposta del mercato è stata immediata e, a giudicare dai numeri, inequivocabile. Il Titolo Enel ha chiuso la seduta di lunedì 23 febbraio a 9,70 euro, mettendo a segno un progresso del 6,8 per cento che ne ha fatto il miglior performer di Piazza Affari, in una giornata che per il resto vedeva le borse europee procedere in ordine sparso, frenate dai timori legati ai nuovi dazi annunciati dall’amministrazione Trump. A scatenare l’entusiasmo degli investitori è stata la presentazione, avvenuta a Milano, del nuovo piano strategico per il triennio 2026-2028, un documento che l’amministratore delegato Flavio Cattaneo ha voluto caratterizzare con due aggettivi precisi e volutamente forti: “ipersolido” e “derischizzato”. Due termini, questi, che nella comunicazione finanziaria contemporanea pesano come macigni, e che puntano a rassicurare il mercato sulla capacità del gruppo di generare valore nonostante uno scenario macroeconomico e geopolitico tutt’altro che lineare.

L’architettura del nuovo piano poggia su un incremento sostanziale della spesa per investimenti, fissata a 53 miliardi di euro complessivi, dieci in più rispetto alla programmazione precedente. Una fetta consistente di queste risorse, oltre 26 miliardi, verrà indirizzata al potenziamento e allo sviluppo delle reti elettriche, con una quota maggioritaria, circa il 55 per cento, destinata all’Italia. Parallelamente, il gruppo intende accelerare nella corsa alle rinnovabili, dove sono previsti circa 20 miliardi di euro per aggiungere 15 gigawatt di nuova capacità, puntando in particolare su eolico e sistemi di accumulo a batteria, tecnologie considerate cruciali per gestire l’intermittenza della produzione green e rispondere alla domanda, in forte crescita, di data center e intelligenza artificiale. È su questo versante che si inserisce la scommessa nordamericana: Enel ha già annunciato un’acquisizione negli Stati Uniti, un portafoglio di parchi eolici e solari per 830 megawatt di capacità, un’operazione dal valore di circa un miliardo di dollari che anticipa la strategia di crescita per linee esterne in un mercato ritenuto prioritario.

La scommessa americana tra dazi e domanda di energia

La scelta di puntare con decisione sugli Stati Uniti potrebbe apparire controcorrente, se si considera il clima di incertezza generato dalle politiche commerciali della seconda amministrazione Trump, che proprio in queste ore ha introdotto una tariffa globale temporanea del 15 per cento, rianimando i timori di una guerra commerciale. Eppure, dalla torre di controllo di Enel, la prospettiva è diversa. Nel corso della conferenza stampa di presentazione del piano, Cattaneo ha motivato la fiducia nel mercato americano con argomenti che guardano al di là della contingenza politica: gli Stati Uniti, ha spiegato, sono un contesto dove i prezzi dell'energia sono in rialzo e dove la domanda, trainata proprio dai data center per l'intelligenza artificiale, ripartirà con vigore. Al di là delle dichiarazioni del presidente, i cicli degli investimenti infrastrutturali sono lunghi e seguono logiche che trascendono i singoli mandati elettorali; ciò che conta, per un operatore come Enel, è la stabilità di fondo di un mercato che offre prezzi in aumento e un bisogno immediato di nuova capacità, un bisogno che non può attendere i tempi della politica.

Numeri e reazioni degli analisti davanti alla nuova strategia

Osservando i numeri del piano, si comprende meglio il motivo del plauso degli analisti, che hanno premiato la solidità delle proiezioni finanziarie. Enel prevede che oltre il 90 per cento dell'Ebitda ordinario cumulato nel triennio proverrà da attività regolate o comunque contrattualizzate, un elemento che riduce drasticamente la volatilità e aumenta la prevedibilità dei flussi di cassa. L'utile netto per azione è atteso in crescita fino a un valore compreso tra 0,80 e 0,82 euro nel 2028, con un tasso di aumento annuo del 6 per cento, una dinamica che si rifletterà anche sulla politica dei dividendi, previsti in rialzo dello stesso passo. A margine, il consiglio di amministrazione ha dato il via libera a una nuova tranche del programma di buyback, per un importo massimo di un miliardo di euro, un segnale ulteriore di fiducia nella capacità del titolo di creare valore. Le banche d'affari hanno recepito il messaggio: Barclays ed Equita hanno alzato i loro target price rispettivamente a 10 e 10,30 euro, mentre Banca Akros ha confermato il giudizio positivo, sottolineando la coerenza di un piano che sposta il baricentro verso geografie considerate più stabili.

L’impatto del decreto Bollette e la ricerca di nuovi margini all’estero

Nelle pieghe del piano, tuttavia, si legge anche una risposta a dinamiche più complesse che riguardano il mercato interno. Il gruppo ha già messo in conto, nelle sue proiezioni fino al 2028, gli effetti del decreto Bollette, stimati in circa 1,8 miliardi di euro tra l'aumento dell'Irap e la rimodulazione dei prezzi dell'energia legata allo sro dei costi per le emissioni. È un passaggio che introduce un elemento di pressione sulla redditività domestica. La strategia per compensare questa minor marginalità italiana è chiara e passa proprio per l'accelerazione all'estero: se in Italia i margini tenderanno a ridursi, saranno le operazioni in Nord America, in Canada e in altri mercati considerati promettenti come l'Australia e la Germania a dover fornire la spinta necessaria per mantenere la rotta di crescita. Un ridisegno della mappa degli utenti, insomma, che prova a trasformare le incertezze regolatorie europee in un incentivo a cercare altrove nuove opportunità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.