Carta d'identità cartacea, dal 3 agosto niente sarà più come prima: scatta l’obbligo della Cie e per molti comuni è già allarme rosso
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Redazione Interno
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Mentre l’estate del 2026 si avvicina, portando con sé i preparativi per le vacanze e il consueto esodo verso i luoghi di villeggiatura, per milioni di cittadini italiani si profila all’orizzonte una scadenza ben più stringente e definitiva di una semplice partenza. Il 3 agosto, infatti, rappresenta uno spartiacque normativo di portata storica per la burocrazia nazionale: quel giorno, in ottemperanza a quanto stabilito dal Regolamento europeo n. 1157 del 2019, le carte d’identità in formato cartaceo, quelle che per decenni abbiamo piegato nei portafogli, logorato nei taschini e sfoggiato con un po’ di sana vergogna per le loro condizioni ai varchi di frontiera, cesseranno di esistere agli occhi della legge. Non importa se la data di scadenza stampigliata sul documento riporti un anno futuro, magari il 2027 o il 2028; il provvedimento, recepito con la circolare numero 76 del 2025 del ministero dell’Interno, annulla di fatto ogni residua validità, decretando la pensione forzata e immediata di un pezzo di storia amministrativa italiana. Il countdown è quindi partito, e per molti comuni, specialmente quelli di grandi dimensioni, l’eco di questo tick tack assume i contorni di un vero e proprio allarme sociale e logistico.
Il nodo della questione, come spesso accade quando si parla di transizioni tecnologiche nella pubblica amministrazione, risiede nella capacità di smaltire le code e di processare le richieste in tempo utile. Se da un lato le istituzioni, come il Comune di Bergamo che stima circa 18.000 cittadini ancora in possesso del vecchio documento, invitano con circolari e comunicati a prenotare per tempo il nuovo Titolo, la fotografia scattata dai dati racconta una realtà potenzialmente esplosiva. Secondo le stime diffuse a gennaio dal ministero dell’Interno e rielaborate dal Politecnico di Milano, sarebbero poco più di 48 milioni le Cie effettivamente valide in circolazione, a fronte di una popolazione residente ben più nutrita. Il conto è presto fatto: diversi milioni di italiani, forse addirittura 12 milioni stando ad alcune proiezioni, sono ancora sprovvisti del supporto in policarbonato con microchip integrato. Numeri che fanno tremare i polsi agli assessori competenti, i quali, specialmente nelle aree metropolitane, già prevedono un autentico ingorgo burocratico all’avvicinarsi della fatidica data del 3 agosto.
A Roma, la macchina comunale ha già acceso i motori di una task force dedicata per fronteggiare quella che si preannuncia come una mole di lavoro imponente. Si parla di circa 350.000 documenti cartacei ancora in mano ai cittadini capitolini, cui vanno aggiunte le carte elettroniche in scadenza naturale prima della deadline, per un totale che sfiora le 440.000 pratiche da evadere. Una corsa contro il tempo che, se paragonata alla capacità attuale di emissione – stimata in circa 28mila tessere mensili – rischia di lasciare indietro decine di migliaia di persone, con il concreto pericolo che molti si presentino agli sportelli nei primi roventi giorni di agosto, scoprendo di non poter più varcare i confini nazionali. Milano, dal canto suo, con circa 90.0mila documenti analogici ancora attivi, ha messo a punto un piano straordinario che prevede il contatto diretto con gli interessati, cercando di scongiurare il panico dell’ultima ora e di distribuire le richieste su tutto l’arco dei prossimi mesi.
La transizione, però, non si esaurisce nella mera sostituzione di un pezzo di carta con un badge plastificato. Il nuovo supporto, la Carta d’Identità Elettronica, è concepito come un moltiplicatore di funzionalità: grazie al microchip e alla zona a lettura ottica, diventa non solo uno strumento più sicuro contro le falsificazioni, ma anche una chiave di accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione, un’identità digitale a tutti gli effetti che potrebbe, nelle intenzioni del governo, affiancare e in alcuni casi sostituire lo Spid. Ed è qui che si annida un altro paradosso, un cortocircuito tutto italiano: se è vero che il fine ultimo è armonizzare i sistemi di riconoscimento e potenziare la sicurezza, è altrettanto vero che a oggi molti portali della pubblica amministrazione, e ancor di più quelli di privati come banche e assicurazioni, non accettano ancora la Cie come metodo di autenticazione. Poste Italiane, per esempio, non consente l’accesso ai propri servizi tramite il nuovo documento, una stortura che rischia di creare una frattura tra l’obbligo normativo e la concreta operatività quotidiana, lasciando i cittadini in una sorta di limbo tecnologico.




