Rally, un weekend di sangue: quattro vittime tra incidenti in gara e spettatori travolti
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Redazione Interno
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Un fine settimana nero, drammatico, per il mondo del motorismo sportivo italiano, quello appena trascorso, che ha visto consumarsi quattro tragedie in altrettanti scenari diversi, accomunate però dalla stessa, crudele dinamica: un'auto da rally che esce di strada e si abbatte su chi, a vario titolo, si trova nei pressi del percorso di gara.
Dalla Lombardia, passando per la Liguria, fino alla Sicilia, il conto delle vittime si è fatto pesantissimo, lasciando sgomenti gli appassionati e gettando un'ombra lunga sulla sicurezza di queste competizioni, che richiamano sempre folle numerose e spesso fin troppo vicine alle vetture in transito. Tra i piloti che sfidano la velocità, i copiloti che leggono le note e gli spettatori che cercano l'emozione a bordo strada, il bilancio è di quattro morti e un ferito grave, un commissario di gara ricoverato in terapia intensiva.
La strage di Monte Erice: due giovani spettatori e un commissario ferito
Il primo, e forse il più sconvolgente, dei tragici episodi si è verificato in Sicilia, sul versante trapanese del Monte Erice, dove si stava disputando la 68ª edizione della celebre Cronoscalata, uno degli appuntamenti più attesi e seguiti dell'automobilismo isolano. Durante lo svolgimento della gara, una Peugeot 207 è improvvisamente uscita di traiettoria, forse a causa di un errore di guida o di un guasto meccanico, e si è scagliata contro un gruppo di spettatori che seguivano la competizione da un punto laterale della salita.
L'impatto è stato tremendo e ha lasciato sul terreno due giovanissimi ragazzi, Giuseppe Bisconti, di appena 18 anni, e Karol Greco, che di anni ne aveva 20, entrambi travolti e uccisi all'istante dalla vettura fuori controllo. Non è finita qui, perché nello stesso incidente è rimasto gravemente ferito anche un commissario di gara, un uomo che stava svolgendo il proprio dovere di controllo e che è stato investito mentre cercava probabilmente di mettersi in salvo.
Trasportato d'urgenza in ospedale, il commissario è stato ricoverato in terapia intensiva e per lui i medici hanno espresso una prognosi riservata, temendo che le lesioni riportate possano essere irreversibili. La gara, com'è ovvio che fosse, è stata immediatamente sospesa e l'intero percorso è stato chiuso per consentire agli inquirenti di effettuare i rilievi del caso, mentre la notizia della morte dei due giovani spettatori si diffondeva tra la folla incredula e sconvolta, gettando nello sconforto l'intera comunità degli addetti ai lavori e dei semplici appassionati.
Tragedia in Liguria: il copilota Stefano Sappracone perde la vita nella Val d'Aveto
Quasi in contemporanea, come se una maledizione si fosse abbattuta sulle competizioni nazionali, un altro dramma si consumava nell'entroterra ligure, dove era in corso la decima edizione del Rally della Val d'Aveto, una gara che negli anni era riuscita a ritagliarsi uno spazio importante nel calendario delle corse su asfalto. Qui, a perdere la vita è stato un protagonista della gara, non uno spettatore: si tratta di Stefano Sappracone, un copilota di 43 anni originario di Sanremo, una città che lo piange con profondo dolore.
Sappracone stava gareggiando al fianco del suo compagno di equipaggio, che era alla guida dell'auto, quando, nel corso di una curva particolarmente insidiosa, la vettura è improvvisamente uscita dalla carreggiata, finendo in una scarpata e andandosi a schiantare con violenza contro un albero.
L'impatto è stato devastante e per il copilota, che indossava regolarmente le cinture e il casco, non c'è stato purtroppo nulla da fare: i soccorsi, giunti sul posto dopo la segnalazione degli altri concorrenti, non hanno potuto che constatarne il decesso, mentre il pilota, pur rimasto gravemente scosso nell'animo, è riuscito a cavarsela con ferite meno gravi, anche se il trauma psicologico per aver visto morire il proprio compagno di avventura resterà per sempre impresso nella sua memoria.
La dinamica dell'incidente, che è avvenuto in un punto del tracciato non particolarmente veloce ma reso scivoloso dall'umidità, è ora al vaglio degli organi inquirenti, che stanno cercando di ricostruire con esattezza la sequenza dei fatti e capire se ci siano state responsabilità nella scelta del percorso o nella segnalazione della pericolosità di quel tratto di strada.
La Mille Miglia nel Bresciano: un tifoso di 63 anni investito e ucciso
E mentre la Sicilia e la Liguria piangevano le loro vittime, un'ulteriore, tremenda notizia arrivava dalla Lombardia, in particolare dalla provincia di Brescia, dove la storica Mille Miglia, la corsa di regolarità per auto d'epoca che da sempre richiama una folla oceanica, è stata purtroppo teatro di un altro incidente mortale. Durante il passaggio delle vetture, un tifoso di 63 anni che assisteva alla gara da un punto laterale della strada è stato improvvisamente investito da un'auto in corsa.
Le condizioni del malcapitato sono apparse subito disperate e, nonostante l'intervento tempestivo dei soccorsi e il trasporto in ospedale, per lui non c'è stato scampo e i medici non hanno potuto fare altro che dichiararne il decesso.
Questo ennesimo episodio, che avviene a poche ore di distanza dagli altri, riaccende con prepotenza il dibattito sulla sicurezza nelle gare automobilistiche, specialmente in quelle che, come la Mille Miglia, attraversano centri abitati e strade non chiuse in modo rigido al traffico, dove il confine tra spettatore e partecipante diventa a tratti labile e pericoloso.
Le forze dell'ordine hanno avviato le indagini per chiarire l'esatta dinamica dell'incidente, e in particolare per capire se il pedone si trovasse in una zona consentita al pubblico o se avesse oltrepassato le transenne, sebbene i testimoni parlino di un momento di grande confusione e di un'auto che, forse a causa di un malore del conducente, avrebbe sbandato perdendo il controllo in un punto dove la folla era particolarmente addensata.
Un bilancio drammatico che interroga il mondo delle corse
Quattro morti e un ferito grave in un solo weekend, insomma, un numero impressionante che non si registrava da molti anni nel panorama del motorismo nazionale, e che riporta d'attualità un problema mai del tutto risolto: quello della sicurezza passiva e attiva in queste manifestazioni. Se negli ultimi anni si era assistito a un netto miglioramento delle misure di protezione per i piloti, con l'introduzione di abitacoli rinforzati e sistemi di ritenuta sempre più efficaci, la vulnerabilità degli spettatori e degli stessi commissari di gara rimane un punto dolente.
L'emozione di vedere le auto sfrecciare a pochi centimetri, la mancanza di barriere fisse in molti tratti di strada, e talvolta l'incoscienza di chi si spinge troppo vicino al tracciato per scattare una foto, sono tutti fattori che contribuiscono a creare situazioni ad alto rischio, come drammaticamente dimostrato dai fatti di Monte Erice e della Mille Miglia.
Il caso del copilota Sappracone, invece, riporta l'attenzione sulla pericolosità intrinseca di una disciplina che, nonostante i progressi tecnologici, rimane estremamente pericolosa per chi la pratica, dove un errore di valutazione, un fondo stradale viscido o un piccolo problema meccanico possono trasformarsi in tragedia in un batter d'occhio.
Gli inquirenti ora dovranno fare luce su ciascuno di questi episodi, ascoltando i testimoni, analizzando i dati delle centraline delle auto e valutando la corretta segnaletica e la presenza di adeguati dispositivi di protezione lungo i percorsi, per accertare eventuali responsabilità. Nel frattempo, il mondo del rally e delle corse automobilistiche italiane si stringe attorno alle famiglie delle vittime, in un momento di profondo lutto che getta un'ombra funesta su ciò che, fino a qualche giorno fa, era solo una passione e un divertimento.
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