La trattativa a Ginevra si intreccia con gli attacchi: notte di droni su Pskov, deposito di petrolio in fiamme

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre i delegati di Kiev e Mosca, seduti al tavolo con i mediatori statunitensi, cercavano di dipanare la matassa di un conflitto che dura ormai da quattro anni, sul terreno la musica non è cambiata. Anzi, è proprio mentre si discuteva in Svizzera, o forse a sigillare la complessità di quei colloqui, che la notte ha portato con sé l'ennesima ondata di violenza. Nella regione russa di Pskov, e più precisamente nella città di Velikij Luki, un attacco condotto con velivoli senza pilota ha centrato un deposito di petrolio, le cui fiamme, alte e minacciose, sono state prontamente riprese e diffuse sui canali social, diventando immediatamente l’immagine emblematica di una giornata di contrasti -2. Le autorità locali, per bocca del governatore Mikhail Vedernikov, hanno parlato di droni “sconosciuti” che avrebbero preso di mira infrastrutture civili, senza però, come spesso accade in questi frangenti, fornire ulteriori dettagli sull’entità reale del danno o sulle eventuali vittime, limitandosi a certificare l’incendio divampato in un serbatoio -2. Dall’altra parte, il ministero della Difesa di Mosca ha fornito una cifra precisa, quella di 113 droni ucraini abbattuti nel corso della notte, una rivendicazione che, se da un lato mira a mostrare l’efficacia della contraerea, dall’altro conferma indirettamente la portata dell’offensiva subita -2.

La voce dei negoziatori tra difficoltà e diplomazia

In questo clima di fuoco incrociato, si sono conclusi a Ginevra i colloqui trilaterali che hanno visto impegnate le delegazioni di Ucraina e Russia, con gli Stati Uniti a fare da anfitrioni e garanti di un dialogo che si preannunciava, sin dalle prime battute, in salita. Il capo negoziatore di Mosca, Vladimir Medinsky, ha usato termini misurati ma significativi per descrivere l’incontro, parlando di discussioni “difficili ma professionali”, una formula che lascia intendere quanto il confronto sia stato aspro pur mantenendosi all’interno di un perimetro di reciproco rispetto formale -4. Parole che riecheggiano quelle del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale, nel suo consueto discorso serale, ha ammesso che i risultati ottenuti non possono dirsi sufficienti, specialmente per quanto concerne le questioni politiche più spinose e l’eventualità di un incontro diretto tra i leader, un nodo che resta ancora irrisolto e lontano -2.

I nodi politici e la presenza europea al tavolo

Se i militari, come ha riferito Zelensky, sono riusciti a discutere in modo serio e concreto alcuni aspetti tecnici, sul piano politico il muro rimane alto. La delegazione russa, guidata da Medinsky, sembra avere posizioni ben salde, tanto che fonti vicine al dossier hanno parlato di un primo giorno di trattative “molto tese” e durato sei ore, a porte chiuse, in un hotel di Ginevra -3. E non è un caso che, parallelamente al tavolo principale, ci siano state fitte consultazioni laterali: Rustem Umerov, a capo della squadra ucraina, ha incontrato separatamente i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Svizzera, a testimonianza di come l’Europa, pur non sedendo direttamente al tavolo con i russi, segua con apprensione e partecipazione ogni singolo passaggio della partita -9. La presenza di alti funzionari europei nella città svizzera, del resto, conferma che qualsiasi accordo futuro non potrà prescindere da un coordinamento transatlantico, nonostante le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, il quale ha bollato le garanzie di sicurezza proposte dall’Unione Europea come strumenti pensati “specificamente contro la Russia” -2.

Raid e controffensive mentre si cerca l’intesa

Mentre i diplomatici lavoravano, le forze armate russe non hanno allentato la morsa. Oltre all’attacco con droni su Zaporizhia, costato la vita a una donna e ferito diverse persone, tra cui due bambini di un anno e mezzo e undici anni, l’aviazione russa ha lanciato una massiccia offensiva notturna -6-9. Secondo quanto riportato dall’aeronautica ucraina, sarebbero stati impiegati quasi 126 droni, molti dei quali di fabbricazione iraniana Shahed, contro obiettivi in diverse regioni del paese -3. Le difese di Kiev ne avrebbero neutralizzati un centinaio, ma i detriti e gli ordigni non intercettati hanno provocato danni e interruzioni di corrente, come accaduto a Odessa, dove migliaia di famiglie si sono ritrovate senza luce e riscaldamento -1. Una strategia, quella russa, che mira a logorare il paese e a far pesare sul tavolo negoziale la propria superiorità aerea, in attesa che la pressione di Washington sull’Ucraina faccia il suo corso. Donald Trump, infatti, non ha mai nascosto la sua linea: l’Ucraina deve sedersi al tavolo e trovare un accordo, un messaggio che suona come un avvertimento a non perdere tempo -1.

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