Lorenzo Finn e il debutto Mondiale a Montréal: esperienza o azzardo?
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Redazione Sport
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Lorenzo Mark Finn ha chiuso al 55° posto il Mondiale élite di Montréal, al debutto assoluto nella categoria. Un piazzamento che, letto da solo, racconta di un ragazzo arrivato a dieci minuti dal vincitore Brandon McNulty dopo 274 chilometri di corsa durissima, affrontati a una media di 43,5 chilometri orari. Eppure quel numero, apparentemente anonimo, nasconde una serie di domande che meritano di essere poste senza ipocrisia: era davvero necessario portare un diciannovenne alla prova più massacrante dell’anno?
La giornata più dura della vita
Finn non ha cercato scuse al traguardo. «È stata senza dubbio la giornata più dura della mia vita», ha dichiarato ai microfoni della Rai. Il racconto della corsa è lucido e privo di autocommiserazione: per tre o quattro ore il ligure è rimasto nelle posizioni che contano, poi, quando la selezione è diventata feroce, si sono spente le luci. «Sono venuti i crampi», ha aggiunto, spiegando di aver cercato di restare vicino a Giulio Ciccone fino a quando la gara è esplosa.
Il capitano azzurro ha chiuso nono, mentre per Finn la fine è stata una lunga agonia verso il traguardo, con il solo obiettivo di arrivare.
Il peso di una convocazione
La questione non riguarda il talento del corridore, che nel 2026 ha vinto Giro Next Gen e Tour de l’Avenir, diventando il primo italiano dal 1973 a centrare la doppietta nella stessa stagione, oltre ad aver già conquistato i titoli iridati juniores e Under 23. Il punto è un altro: che senso ha avuto schierarlo in una gara di 273,7 chilometri e 3.803 metri di dislivello, con un ruolo inevitabilmente gregario, contro i migliori professionisti del mondo? Da una parte c’è l’argomento dell’esperienza formativa, impossibile da replicare in altro modo; dall’altra il rischio concreto di consumare energie preziose per una stagione già lunghissima, senza alcuna possibilità di incidere sulla tattica azzurra. È il classico dilemma tra investimento sul futuro e utilità immediata, e non esiste una risposta univoca.
Il finale di stagione in Italia
Archiviata la trasferta canadese, il programma di Finn per le prossime settimane è già definito. Il corridore della Red Bull – BORA – hansgrohe Rookies ha deciso di saltare gli Europei di Lubiana, in programma nella prima decade di ottobre in Slovenia, per tornare in Italia e disputare tre corse di un giorno del calendario UCI ProSeries. Sabato 3 ottobre sarà al via del Giro dell’Emilia, martedì 6 ottobre correrà la Tre Valli Varesine, ultima prova del Trittico Lombardo, e giovedì 8 ottobre chiuderà il trittico al Gran Piemonte.
Una scelta che privilegia percorsi più congeniali e una gestione meno estrema delle energie, in attesa del passaggio definitivo in prima squadra nella prossima stagione.
Le parole di Finn sul futuro
Nonostante la fatica e il risultato, il diretto interessato non considera la giornata di Montréal tempo perso. «Per me è stata una bella esperienza: sono mattoncini per il futuro», ha spiegato, aggiungendo che si ricorderà di quella giornata. Ha anche speso parole per il coetaneo Paul Seixas, partito con ambizioni di vittoria e costretto a chiudere quindicesimo per i crampi: «Anche lui è umano». Parole che, più di ogni analisi, restituiscono la misura di un ragazzo consapevole di aver mosso solo il primo passo in un mondo che non perdona.
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