Lorenzo Finn e quel cronoconfronto da leggenda sul muro di Ceresole Reale
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Redazione Sport
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Il ciclismo italiano ha un nuovo parametro, e si chiama Lorenzo Mark Finn. Il dato è di quelli che fanno impressione, perché non si limita a raccontare una vittoria, ma la misura con un’unità di conto spietata: il tempo dei migliori. Durante la settima e ultima tappa del Tour de l’Avenir 2026, il diciannovenne genovese ha scalato gli ultimi 6,37 chilometri verso Ceresole Reale in 18 minuti e 21 secondi.
Per capire cosa significhi, bisogna aprire il libro dei ricordi e fermarsi al Giro d’Italia 2019, quando quella stessa salita, con arrivo al Lago Serrù, fu teatro dell'impresa di Richard Carapaz, poi vincitore della corsa rosa. Il confronto è impietoso e, per certi versi, esaltante.
Il muro dei grandi: Finn batte Carapaz e Nibali sul cronometro
La prestazione del corridore della Borzonasca assume contorni quasi irreali se messa a paragone con le frazioni dei professionisti di sette anni fa. Sull’ultima ascesa verso il traguardo piemontese, il vincitore di quel Giro, Richard Carapaz, impiegò 18 minuti e 44 secondi; Vincenzo Nibali, in quella stessa occasione, chiuse in 18 minuti e 35 secondi. Ebbene, il giovane talento italiano ha limato via rispettivamente 23 e 14 secondi a due mostri sacri del pedale, girando in 18’21”.
Un dato che non è solo una questione di secondi, ma di peso specifico, perché quei metri finali della tappa di Ceresole Reale – che presenta pendenze oltre il 10% – hanno sempre rappresentato il banco di prova per le gambe dei grandi.
L'eco del Giro 2019 e la leggenda del Lago Serrù
Quel Giro d'Italia del 2019, vinto appunto da Carapaz davanti a Nibali e allo sloveno Primoz Roglic, è rimasto nella memoria collettiva per le battaglie sulle Alpi piemontesi. La tappa con arrivo al Lago Serrù, in particolare, fu una di quelle che decise le sorti della classifica. Ed è proprio su quel tracciato, reso iconico dalle imprese degli uomini di classifica, che il ciclismo del futuro ha messo il suo sigillo.
Mercoledì scorso, la folla di appassionati è tornata a gremire le strade del Canavese, con molti che hanno raggiunto il Lago Serrù in sella alla propria bicicletta o a piedi dalla frazione di Chiapili Inferiore, per assistere all’ultimo atto del Tour de l’Avenir. Un tripudio di colori e nazionalità, ma il tifo più caldo, quello che si è fatto sentire all’ultima curva e sotto il traguardo, era tutto per il ragazzo di casa, Lorenzo Finn, accolto dal suo fan club di Borzonasca.
Un 2006 da record: la tripletta che vale un futuro da élite
Con questa vittoria, Finn è entrato nella storia della corsa francese, la più importante per categoria Under 23. A cinquantatré anni dall’impresa di Gibì Baronchelli, il ligure è diventato il quarto italiano a vincere il Tour de l’Avenir e, fatto ancor più raro, il secondo corridore di sempre a centrare il successo in questa competizione e al Giro Next Gen nella stessa stagione. Un dominio che lo proietta con prepotenza nel mondo dei professionisti.
A quattro settimane dal mondiale di Montreal e a sei dall'Europeo di Lubiana, che segneranno il suo esordio assoluto tra gli élite dopo gli ori back-to-back da juniores e Under 23, Finn rappresenta la risposta azzurra alla "Speranza Gialla" d'oltralpe. I paragoni con altri talenti italiani nati nel 2006, come il pilota di F1 Kimi Antonelli e la nuotatrice Sara Curtis – fresca di sei medaglie agli Europei e due record del mondo nei 50 dorso – sottolineano una generazione di fenomeni.
"Non ci avevo fatto caso, ma è una bella coincidenza; significa che l’Italia messa bene", ha commentato il corridore, che in undici mesi da Under 23 ha già messo in cassaforte la tripletta più importante del panorama giovanile: Mondiale, Giro Next Gen e Tour de l’Avenir.
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