Decreto sicurezza è legge: la stretta su cannabis light e il nuovo scudo ai servizi segreti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mercoledì 4 giugno 2025, dopo un iter parlamentare segnato da aspre polemiche e tentativi di ostruzionismo, il Senato ha dato il via libera definitivo al decreto Sicurezza, trasformandolo in legge con 109 voti a favore, 69 contrari e un’astensione. Il provvedimento, fortemente voluto dal governo Meloni, introduce ventidue nuovi reati e aggravanti, inasprisce le norme repressive e concede ai servizi segreti una copertura giuridica senza precedenti, definita da alcuni giuristi una "licenza a delinquere".

Tra le novità più discusse, la stretta sulla cannabis light, che da oggi sarà equiparata alle sostanze stupefacenti tradizionali, con pene più severe per detenzione e spaccio. Una scelta che, secondo le opposizioni, rischia di criminalizzare comportamenti fino a ieri considerati marginali, senza incidere sul traffico di droga su larga scala. Ma il cuore del provvedimento è altrove: il testo, infatti, estende l’immunità penale per gli agenti dei servizi segreti, anche in caso di azioni illegali commesse "nell’interesse della sicurezza nazionale". Una clausola che solleva interrogativi sui possibili abusi, soprattutto alla luce di casi passati in cui operazioni sotto copertura hanno sfiorato il confine tra indagine e provocazione.

Non mancano poi misure contro le manifestazioni, con l’introduzione di pene più dure per chi occupa stabili pubblici o blocca strade, e l’inasprimento delle norme sul dissenso in luoghi sensibili come tribunali e sedi istituzionali. Una linea dura che, secondo i promotori, mira a ripristinare l’ordine, ma che per i critici rischia di limitare il diritto di protesta.

Fuori da Palazzo Madama, i senatori di Fratelli d’Italia hanno festeggiato l’approvazione sventolando bandiere e uno striscione con la scritta «Lo Stato torna forte». «Abbiamo realizzato uno dei punti cardine del nostro programma», ha dichiarato il capogruppo Lucio Malan, mentre il senatore Balboni ha attaccato l’opposizione definendola «anime candide», dopo che in aula erano esplose proteste per sue dichiarazioni sulla criminalità.

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