Capitol Hill, il “fondo anti-strumentalizzazione” naufraga sotto i colpi dei repubblicani

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Era bastato l’annuncio, neppure tre settimane fa, per scatenare un putiferio politico che, alla fine, si è rivelato insostenibile persino per la maggioranza che sostiene Donald Trump: il famigerato "Anti-weaponization Fund", un tesoretto da 1,8 miliardi di dollari – o, per l’esattezza, 1,776 miliardi – concepito per risarcire chiunque si sentisse vittima di una persecuzione da parte della precedente amministrazione Biden, è stato accantonato.

La retromarcia, resa pubblica dal procuratore generale ad interim Todd Blanche, arriva a valle di una sollevazione che non aveva risparmiato neppure i ranghi del Grand Old Party, i quali, alla fine, hanno costretto il presidente a fare un passo indietro su un progetto che molti, anche internamente, etichettavano come un imbarazzante schema per dirottare denaro pubblico verso gli assalitori del Campidoglio del 6 gennaio 2021 e gli alleati più fedeli del tycoon.

L’affondo giudiziario e la rivolta interna

Due fattori concomitanti, di natura molto diversa tra loro, hanno determinato l’affossamento di questo strumento.

Da un lato, l’intervento di una giudice federale della Virginia, che ne ha disposto il blocco temporaneo, sollevando pesanti dubbi sulla legittimità di un meccanismo che concedeva un potere discrezionale eccessivo all’esecutivo; dall’altro, e forse in misura ancora più determinante, la pressione esercitata dagli stessi senatori repubblicani, i quali hanno minacciato di affondare un provvedimento chiave per l’agenda di Trump – un pacchetto da 70 miliardi per l’immigrazione – pur di non vedere la luce quel "fondo spese discrezionali".

Il procuratore Blanche, che del presidente è stato anche avvocato difensore nei processi penali, ha comunicato ai leader del Congresso che l’amministrazione "non andrà avanti con questo progetto, punto", una frase secca che chiude settimane di tentativi – maldestri, a giudicare dalle reazioni – di far digerire l’idea alla pancia del partito.

Un meccanismo opaco nato da una causa fiscale

La genesi del fondo, occorre ricordarlo, era già di per sé quantomeno singolare. Esso nacque come parte di un accordo extragiudiziale per chiudere una causa miliardaria – Trump chiedeva 10 miliardi di dollari – contro l’Internal Revenue Service (l’agenzia delle entrate), rea di aver divulgato informazioni sulle sue dichiarazioni fiscali.

In cambio della creazione del fondo (e della conseguente estinzione del contenzioso), l’amministrazione ottenne di bloccare per sempre ogni indagine fiscale pendente su Trump, la sua famiglia e le sue aziende, blindandoli di fatto da futuri controlli.

Sulla carta, la distribuzione dei fondi sarebbe stata affidata a una commissione di cinque membri, quattro dei quali nominati direttamente dal Procuratore Generale, con l’incarico di premiare i "cittadini abusati" dalla giustizia Bideniana; nella pratica, i criteri erano così vaghi da poter includere – come ammesso dallo stesso Blanche in audizione – anche coloro che hanno aggredito agenti di polizia durante l’assalto al Congresso, o persino i grandi donatori della campagna elettorale.

Dure critiche trasversali

La reazione, a questo punto, è stata immediata e trasversale. Se i democratici, con il capo della minoranza Chuck Schumer, hanno parlato apertamente di "fondi neri" e di un vero e proprio saccheggio del Tesoro a fini personali, sono state le parole di alcuni senatori repubblicani a fare il maggior rumore.

Mitch McConnell, storico leader della maggioranza che non ha mai nascosto la sua freddezza verso il tycoon, ha definito l’operazione "assolutamente stupida e moralmente sbagliata", chiedendosi retoricamente come si potesse giustificare l’uso di soldi pubblici per pagare "chi aggredisce i poliziotti". Persino Ted Cruz, solitamente allineato, aveva paventato una ribellione tale da far saltare il banco, spingendo la Casa Bianca a cercare una via d’uscita onorevole.

Il Dipartimento di Giustizia, pur dichiarando di "non concordare fortemente" con la sospensione disposta dal tribunale, non ha avuto altra scelta che inchinarsi all’evidenza giudiziaria e, soprattutto, alla realtà politica di un Congresso che non avrebbe mai tollerato un simile scandalo a pochi mesi dalle elezioni di medio termine.

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