Italdesign, la storica casa di design passa in mani americane. La maggioranza va a Ust
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Redazione Economia
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La bandiera che sventola sul quartier generale di Moncalieri non è più solamente quella tedesca. Dopo anni di controllo da parte del gruppo Audi, che nel 2010 ne aveva acquisito il pieno controllo, Italdesign cambia nuovamente proprietario, con l’ingresso di un attore inedito nel mondo dell’automotive tradizionale. La società indo-americana Ust, con base operativa in California e specializzata in piattaforme tecnologiche avanzate basate sull'intelligenza artificiale, ha infatti siglato un accordo per l’acquisizione di una quota di maggioranza della gloriosa fabbrica di idee torinese, in quella che viene definita dalle parti una “partnership strategica”. Un passaggio che, se da un lato suggella il disimpegno progressivo di Audi, dall’altro proietta una realtà iconica del Made in Italy verso un orizzonte di innovazione radicale, dove il design si fonde con gli algoritmi.
Un patrimonio di stile e innovazione
Fondata nel 1968 dalla geniale intuizione di Giorgetto Giugiaro, Italdesign ha scritto pagine indelebili della storia dell’automobile, firmando vetture che sono diventate icone culturali ben oltre l’ambito motoristico. Chiunque, anche senza conoscere il nome dello studio, ne ha ammirato il lavoro: le linee della prima Volkswagen Golf, la forma a cuneo della Lancia Delta integrale, o le portiere ad ali di gabbiano della DeLorean resa celebre da “Ritorno al Futuro”. Sono tutte creazioni nate nelle officine di Torino, dimostrazione di come il talento progettuale italiano abbia saputo coniugare estetica e funzionalità, influenzando generazioni di designer. Questa eredità, unita a una capacità di ingegneria all’avanguardia, costituisce il cuore del valore che Ust ha deciso di acquisire, vedendo nell’integrazione con le proprie competenze in intelligenza artificiale una possibilità di evoluzione senza precedenti.
Le incertezze sul futuro occupazionale
L’annuncio, tuttavia, non è stato accolto solo con l’entusiasmo per le nuove opportunità tecnologiche. Ad agitare gli animi, inevitabilmente, sono le ricadute occupazionali per i circa milleduecento dipendenti diretti e per un vasto indotto che conta alcune migliaia di persone. Il cambio della guardia alla proprietà, con l’ammainabandiera parziale del colosso tedesco, lascia spazio a interrogativi sul piano industriale che il nuovo azionista di maggioranza intenderà perseguire. Se da un lato Ust porta competenze che potrebbero aprire nuovi mercati, dall’altro la transizione verso modelli di progettazione sempre più digitalizzati genera attese e timori, in un settore dove il know-how artigianale e l’esperienza umana hanno sempre svolto un ruolo centrale. La delicatezza della fase è evidente, mentre si attendono i dettagli operativi della transazione.
La partita non è definitivamente chiusa
Nonostante l’accordo sia stato ufficializzato, c’è chi osserva la situazione con cautela, suggerendo che i giochi potrebbero non essere completamente fatti. È il caso di Paolo Scudieri, amministratore delegato di Adler Group, il quale ha lasciato intendere di non considerare chiusa la vicenda, pur prendendo atto dell’annuncio di Audi. La sua dichiarazione, che attende la formalizzazione definitiva dell’operazione “nero su bianco”, lascia intravedere una possibile residuale apertura, o quantomeno un interesse vigilante, sulla sorte di Italdesign. Un elemento che aggiunge un ulteriore grado di complessità a un passaggio già di per sé significativo, il quale rimodella il panorama del design automotive italiano e internazionale, in un momento di trasformazione tecnologica epocale per l’intera industria.




