Omicidio ad Ascoli, il barbiere Bellini in carcere: movente economico e una lite per i pasti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La domenica sera di via Pergolesi, un quartiere apparentemente tranquillo di Ascoli, si è trasformata nella scena di un delitto che ha sconvolto l’intera zona. Emanuele Bellini, 54 anni, è stato rinchiuso nel carcere di Marino con le gravi accuse di omicidio volontario e resistenza a pubblico ufficiale, un’ulteriore contestazione nata dal suo tentativo di fuga – immediato e quasi istintivo, secondo quanto ricostruito – nel momento esatto in cui i carabinieri hanno fatto irruzione nella sua abitazione. A perdere la vita è stato Niko Tacconi, un giovane barbiere di 34 anni, raggiunto da una coltellata al fianco durante una colluttazione violenta, quella ferita che si sarebbe rivelata mortale poche ore più tardi.

La dinamica, al vaglio degli inquirenti in attesa dell’autopsia disposta sul della vittima, sembra trovare le sue radici in un movente tutt’altro che passionale. A emergere, con sempre maggiore insistenza dalle verifiche degli investigatori, è una motivazione economica legata a rapporti di vicinato e assistenza: al centro della lite mortale vi sarebbe una donna del rione Borgo Solestà, la stessa che offriva regolarmente pasti e un aiuto domestico a entrambi gli uomini. Una sorta di “piccola rete di sopravvivenza” quotidiana, insomma, che domenica sera si è trasformata in un acceso diverbio, degenerato fino all’uso di un coltello.

L’ispezione medica e i prelievi sulle unghie

Nel pomeriggio di ieri, mentre la città ancora cercava di metabolizzare l’accaduto, Bellini è stato sottoposto a un’ispezione personale e a prelievi biologici eseguiti dai medici legali Senati e Brandimarte. Particolare attenzione è stata riservata alle unghie del 54enne – un dettaglio non secondario, in una vicenda di colluttazione – alla presenza del suo avvocato difensore, Alessandra Morganti. Questi accertamenti, condotti all’interno del carcere, serviranno a verificare eventuali tracce della lotta con Tacconi e a confrontarle con i rilievi effettuati sulla scena del crimine.

L’udienza di convalida e le prime dichiarazioni

L’udienza di convalida dell’arresto sarà fissata con ogni probabilità tra mercoledì e giovedì, davanti al giudice per le indagini preliminari. In quella sede, Bellini avrà la possibilità di rendere un interrogatorio più circostanziato rispetto alle sommarie informazioni fornite ai carabinieri subito dopo l’arresto. Al momento, restano le sue dichiarazioni della prima ora – tra cui quella, destinata a fare discutere, di non aver voluto fare del male – che dovranno ora confrontarsi con il quadro indiziario e con gli esiti degli esami medico-legali. La difesa, da quanto si apprende, punta a chiarire il contesto di fragilità e difficoltà economiche in cui entrambi vivevano, senza tuttavia sminuire l’evidenza della coltellata mortale.

Due vite parallele, un quartiere e una lite improvvisa

Tacconi, negli ultimi tempi, viveva con la stessa donna che accudiva un appartamento poco distante da quello di Bellini. Un intreccio di prossimità, bisogni e piccoli favori reciproci che si è spezzato in pochi minuti. Quella che sembrava una domenica qualunque, tra urla e sangue, ha restituito il quadro di un omicidio maturato all’interno di relazioni povere, fatte di pasti condivisi e aiuti materiali. Ora il tribunale dovrà sciogliere il nodo della premeditazione o meno del gesto, mentre l’autopsia sul del 34enne – affidata ai consulenti della procura – fornirà indicazioni precise sull’angolazione e la profondità del fendente. Bellini, rinchiuso a Marino, attende. Così come la giustizia.

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