Trump e il caos sui buoni pasto, 42 milioni di americani rischiano la fame

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre gli Stati Uniti si avviano a superare, già da domani, il record dello shutdown più lungo della loro storia, che finora fu di trentacinque giorni tra il 2018 e il 2019, una delle conseguenze più immediate e gravi della paralisi federale continua a pesare su quarantadue milioni di cittadini, i quali hanno perso il diritto agli aiuti alimentari di prima necessità. Il programma Snap, il Supplemental Nutrition Assistance Program nato nel 1964 per volontà del presidente democratico Lyndon Johnson, che ogni mese assiste quasi un americano su otto, si è infatti bruscamente fermato, gettando nell'incertezza una fetta consistente della popolazione, la quale deve ora fare affidamento sulla capacità di risposta dei singoli Stati e delle contee, chiamati a supplire, con risorse perlopiù inadeguate, all'assenza dei fondi federali.

L'ordine dei giudici e le riserve di emergenza

In questo quadro di stallo istituzionale, che blocca anche la pubblicazione di dati macroeconomici fondamentali per interpretare la congiuntura, come quelli sul mercato del lavoro, due giudici federali sono recentemente intervenuti con una decisione significativa, avendo essi ordinato all'amministrazione di Donald Trump di attingere alle riserve finanziarie di emergenza per garantire almeno i pagamenti di novembre. Una mossa, questa, che ha innescato una reazione immediata del presidente, il quale, sul suo social Truth, ha scritto: «Non voglio che gli americani abbiano fame solo perché i democratici radicali si rifiutano di riaprire il governo».

Il funzionamento dello Snap e l'impatto dello shutdown

Il programma Snap, che fornisce buoni pasto per l'acquisto di generi alimentari, rappresenta da decenni un pilastro della lotta alla povertà, un meccanismo collaudato che, pur tra polemiche e revisioni, ha retto l'urto di diverse crisi economiche. La sua sospensione, giunta ormai al trentaquattresimo giorno, sta però creando un vuoto sempre più difficile da colmare, spingendo molte amministrazioni locali a fare appello alla solidarietà privata e a cercare soluzioni tampone, le quali, tuttavia, non possono eguagliare la portata e la regolarità del sostegno federale.

Le prospettive immediate e il nodo politico

Al di là delle dichiarazioni e degli ordini dei tribunali, che pure segnalano la gravità della situazione, l'impasse sul budget per il 2026 appare lontana da una soluzione, lasciando aperta la questione di come verranno gestiti i prossimi pagamenti. L'utilizzo dei fondi di emergenza, per quanto disposto dai giudici, costituisce una misura straordinaria e temporanea, la quale non risolve il conflitto politico di fondo che ha portato alla chiusura delle attività governative, un conflitto i cui effetti continuano a riverberarsi sulla vita quotidiana di milioni di persone.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.